The Cool Couple

KARMA FAILS – STUDIO VISIT

Varchiamo i cancelli della Fabbrica del Vapore, da sempre un punto di riferimento a Milano grazie alle sue numerose mostre ed iniziative culturali, come il bando Artevisione indetto nel 2016 da Careof e Sky, con cui la Fabbrica ha aperto i suoi spazi ad artisti e professionisti in cerca di uno studio. E’ così che Niccolò Benetton e Simone Santilli aka “The Cool Couple” hanno trovato il loro luogo di progettazione. Già da tempo questo duo si sta facendo notare e meritatamente si sta guadagnando sempre più attenzione, perché, bastano pochi scambi di battute e uno sguardo all’ultimo progetto in incubazione, per capire che, oltre ad essere terribilmente simpatici, Simone e Nicolò hanno qualcosa che ultimamente scarseggia: un’ironia pensata, che, incredibilmente, riesce ancora a provocare. Così, all’ interno della Palazzina Liberty ci aprono le porte del loro studio: un caos organizzato in cui condividono idee, spesso accomunate da una riflessione iniziale sui “paradossi” che contrassegnano la nostra contemporaneità.

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PARLIAMO DI MODUS-OPERANDI, POSSIAMO DIRE CHE NEL VOSTRO CASO LA SPERIMENTAZIONE PORTA A DIVERSI LINGUAGGI, MA CHE SIGNIFICATO HA PER VOI LA PAROLA PROGETTUALITA’?

Sì, non abbiamo un linguaggio privilegiato, ma la costante è proprio l’approccio progettuale: una fase di ricerca più o meno lunga ed articolata che costruisce una sorta di struttura. Quando questa ci sembra essere abbastanza solida individuiamo un apparato che traduca la nostra idea al meglio e ci concentriamo sulla formalizzazione. Questo aspetto, in realtà, è inestricabile dalla fase di installazione e interazione nello spazio espositivo. Cerchiamo di mantenere un certo controllo su tutti questi elementi perché la qualità della trasmissione è fondamentale. L’opera non può rivolgersi solo ai professionisti, altrimenti rimane nell’ autoreferenzialità.

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COSA CHIEDETE AL VOSTRO LAVORO?

Non ci aspettiamo chissà che cosa. Se intendiamo il lavoro come professione artistica le questioni sono più terrene, ma, se parliamo del progetto nello specifico, nel peggiore dei casi speriamo che provochi almeno uno stimolo! È come una specie di algoritmo: un processo che, in fin dei conti, deve funzionare. L’opera, una volta concepita, deve sopravvivere, camminare con le sue gambe, ma soprattuto reggere ad una serie di stress.

Detto questo, non chiediamo al nostro lavoro di cambiare il mondo.

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POSSIAMO DIRE PERO’ CHE TUTTE LE VOSTRE OPERE HANNO UNA FORTE IRONIA CRITICA, STRETTAMENTE LEGATA ALLA NOSTRA SOCIETA’, COME A VOSTRA DETTA SPESSO LO STIMOLO NASCE DA QUEI “PARADOSSI”  CHE CI PASSANO SOTTO GLI OCCHI, COME ELEFANTI ROSA CHE ATTRAVERSANO LA STRADA. PENSIAMO PER ESEMPIO AL CASO DI DUDU’ (PER CHI ANCORA NON LO SAPESSE, IL CUCCIOLO DONATO DA BERLUSCONI A FRANCESCA PASCALE) CHE HA CONTRIBUITO AD UN INCREMENTO DELLA VENDITA DI BARBONCINI IN ITALIA PARI AL 20%. IN MENO DI UN ANNO, (COME GIUSTAMENTE RICORDATO NEL TITOLO DEL VOSTRO PROGETTO “COOL PEOPLE LOVE POODLES”), DUDU’ E’ DIVENTATO UNA CELEBRITA’ E MOLTE RIVISTE DI GOSSIP HANNO DEDICATO DEGLI ARTICOLI ALLA SUA VITA, AI SUI GUSTI E ALLE SUE STORIE D’AMORE…

Sì, ci interroghiamo su alcuni sintomi della società in cui viviamo che, alle nostre orecchie, diciamo, stridono: l’idea nasce quando percepiamo una sorta di attrito.

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A QUESTO PROPOSITO VI CHIEDIAMO DI RACCONTARCI QUALCOSA IN PIU’ SUL PROGETTO RECENTEMENTE PRESENTATO AL MACRO “COOL PEOPLE PAY HAPPILY”, UNA SORTA DI PRESAGIO, “UN COME SAREBBE SE”, CHE INVITA A RIFLETTERE SU UN QUALCOSA CHE FIRMIAMO TUTTI I GIORNI SENZA NEMMENO ACCORGERSENE…

Abbiamo posto una lente d’ingrandimento sull’esperienza del freemium, ovvero il fenomeno del “gratuito, ma fino ad un certo punto” e ci siamo resi conto di quanto questa operazione di marketing sia drammaticamente affascinante, perché, nonostante l’apparente democratizzazione di tutta una serie di beni e servizi, andiamo in realtà incontro a una sorta di selezione naturale nell’utente, che crea delle discrepanze non indifferenti.

La politica freemium si basa infatti su una serie di concetti e di terminologie che richiamano a principi di uguaglianza e partecipazione, che avevano alimentato la prima utopia di Internet quasi venti anni fa, ma questa somiglianza è soltanto un’apparenza.

Se le risorse sono disponibili per tutti coloro con un dispositivo che consenta una connessione alla rete, lo sono con una serie di limitazioni, come nel caso di Spotify. La nostra idea di libertà viene anche distorta dal fatto che apparentemente sembriamo più liberi di prima nelle nostre possibilità di esprimerci, ma il dibattito avviene su piattaforme private e quando protestiamo in casa di qualcuno non dobbiamo stupirci se veniamo arginati; per arrivare poi fino al caso della cosiddetta “internet for poor people”, un progetto con cui si vuole portare Internet nelle aree sottosviluppate del globo, che consentirà a un prezzo modesto di visitare una manciata di siti, a seconda della compagnia con cui gli utenti si legheranno.

L’economia freemium è parte integrante della nostra vita quotidiana, ma un certo punto cominci a chiederti se questo modello non abbia delle conseguenze a lungo termine sulla cultura in generale, come pagare per avere accesso a notizie di qualità e certificate o per poter vedere qualcosa che non sia spazzatura.

Applicando il linguaggio dell’economia freemium al mondo dell’arte abbiamo cercato di capire come potevamo parlare di questo argomento a una fascia di popolazione con una percezione relativa del problema. Dal momento che il mercato dell’arte è basato sul commercio di beni di lusso, quindi esclusivi e l’esclusività è una caratteristica fondamentale del freemium, ci siamo accorti che c’era un’interessante punto di contatto da sfruttare per dire qualcosa.

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QUESTA PROVOCAZIONE PUNTA UN PO’ I RIFLETTORI SULL’ ATTITUDINE AD ACCETTARE DETERMINATE DINAMICHE ED ADATTARSI A DELLE CONDIZIONI SVAVOREVOLI, PER PAURA DI PERDERE DETERMINATE POSSIBILITA’, QUESTO SUONA MOLTO FAMILIARE (PURTROPPO) SE SI PARLA DI ITALIA, SOPRATTUTTO SE SI CERCA DI FARSI STRADA NEL MONDO DELL’ ARTE. QUAL’E’ LA VOSTRA ESPERIENZA IN MERITO?

Parlavamo proprio di questo con degli amici, facendo riferimento ad un episodio abbastanza emblematico su cui abbiamo sentito poche critiche espresse apertamente, ovvero la Quadriennale di Roma. Al di là della qualità delle proposte selezionate, che si collegano anche a dei gusti personali, ciò che ci ha lasciati perplessi all’inizio, quando due dei curatori invitati ci avevano incluso nei loro progetti espositivi, era che il budget era praticamente inesistente.

Di fronte a queste premesse ci siamo trovati in crisi, avendo da una parte l’entusiasmo di prendere parte all’evento, dall’altra la difficoltà nell’accettarne le condizioni. Comprendevamo molto bene che i vantaggi di sacrificarsi e partecipare erano molti, però eravamo anche combattuti: se addirittura in questo caso la situazione era questa, come potremmo sperare di trovare le condizioni per fare il nostro lavoro dignitosamente senza espatriare? Le due proposte di mostra in cui eravamo stati inclusi erano molto diverse per attitudine, ma entrambe avevano delle problematiche. Una delle due, in particolare, chiedeva agli artisti partecipanti di pensare a lavori che non avessero un costo, né di produzione né di trasporto. Questo poneva l’accento sul lavoro invisibile dell’artista, che è raramente retribuito, se non attraverso la vendita di opere. Fortunatamente abbiamo poi appreso da alcuni conoscenti tra curatori e artisti presenti alla Quadriennale che sono state accolte delle lamentele e sono stati fatti dei cambiamenti per supportare maggiormente l’evento, aumentando il budget per ogni singola mostra. Tuttavia, il panorama è abbastanza inquietante. Ci battiamo per i lavoratori di foodora che scioperano e noi siamo grati a qualcuno se c’è un budget di produzione.

Avremmo il potere di migliorare le cose, ma se nessuno prende posizione, il nostro lavoro sarà sempre meno tutelato.

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POSSIAMO DIRE CHE MANCA UN REALE SUPPORTO DA PARTE DELLE ISTITUZIONI?

In Italia ci sono realtà molto diverse ed è un paese che spesso viene descritto con troppa facilità, ma non possiamo negare che viviamo in una dimensione dove se chiedi un artist fee, che sarebbe legittimo a qualsiasi livello, vieni guardato come fossi un alieno. Non avendo appoggio dalle istituzioni e non esistendo più numerose fondazioni bancarie che acquisiscono i giovani è normale che un’artista emergente sia portato a voler crescere fuori dall’Italia. Ma non dimentichiamoci che all’estero, com’è normale che sia, vengono tendenzialmente privilegiati gli artisti nazionali, i quali a 20 anni hanno già un’esperienza ed una consapevolezza che noi maturiamo con un ritardo di una decina di anni. Purtroppo ci sono delle leggi a cui non ci si può sottrarre: la tua quotazione decreta il tuo lavoro, è innegabile, se non vai all’asta non vieni riconosciuto nel sistema, quindi hai dei passaggi “obbligati”, che qui in Italia sono molto più lenti e macchinosi. Quello che conta, alla fine, è trovare le persone giuste per creare una rete solida, che sopravviva a prescindere da dove ti trovi.

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PROPRIO PER TUTTE LE DINAMICHE CITATE SPESSO UN’ARTISTA SI TROVA A DOVER ESSERE IL PRIMO PROMOTORE DI SE STESSO, PER QUESTO UNA DOMANDA CHE CI PIACE FARE A TUTTI E’: SIETE IN ASCENSORE CON UN IMPORTANTE CURATORE E AVETE UN MINUTO PER RACCONTARGLI DEL VOSTRO LAVORO, COSA GLI DIRESTE? O COSA NON GLI DIRESTE? CON PAROLE VOSTRE…

“The cool couple”: progettiamo, produciamo, installiamo ed assicuriamo finché non è appeso alle pareti, tutto in modo fottutamente COOL.

The Cool Couple è un duo fondato nel tardo 2012 da Niccolò Benetton (1986) e Simone Santilli (1987). La loro ricerca è un tentativo di evidenziare gli attriti nell’immaginario collettivo della società in rete, che prende le mosse dall’analisi dell’interazione quotidiana di individui e collettività con le immagini. La fotografia intesa come abitudine collettiva si traduce in una varietà di output che spaziano dalla video installazione alla stampa 3D, alla performance. Il lavoro di The Cool Couple è stato esposto presso CCC Strozzina, Fondazione Bevilacqua La Masa, Unseen Photography Fair, Festival Circulations, Les Rencontres des Arles, MACRO. Tra i riconoscimenti ricevuti ci sono il Premio Francesco Fabbri per la fotografia contemporanea (2014), la borsa di studio della Fondazione Bevilacqua la Masa, il Premio Graziadei (2015), la nomination per il Discovery Award al festival Les Rencontres des Arles (2015), la shortlist al bando Artevisione, promosso da Careof e Sky (2016), la selezione per Level 0 (2016) da parte del Museo del ‘900 di Milano. Nel 2017 The Cool Couple sarà artista in residenza presso Nirox Foundation, Johannesburg.