Standards

FREQUENTE / TERZO PAESAGGIO – STUDIO VISIT

“Un ambiente invariabile, immutabile in tutte le sue parti e privo di movimento, sarebbe un ambiente completamente rigido: di fatto forse non sarebbe più un ambiente.” Questa è la filosofia che ci introduce a Standards, un nido di avanguardia e sperimentazione tra le austere geometrie industriali del quartiere Bovisa. Un grande ingresso nero fa da varco ad una dimensione che ci appare come un tempio per l’ascolto. Restiamo affascinate dall’installazione permanente Cavo, che agisce dentro l’architettura di Standards, modificandone la percezione.

“L’irregolarità è la strategia scelta per accordare più ricchezza alle capacità acustiche del luogo. Piuttosto che correggere la risposta sonora dell’ambiente, abbiamo preferito aumentarne le possibilità..” Uno spazio di ascolto cangiante, come i colori della farfalla morfo da cui gli autori di Frequente insieme agli artisti Nicola Martini e Vittorio Cavallini hanno tratto ispirazione per disegnare una struttura di legno irregolare, che conservi l’energia sonora, modificando le traiettorie in modo complesso ed imprevedibile. Ed è in questo luogo vibrante che incontriamo Nicola Ratti, fondatore nel 2015 insieme ad Alberto Boccardi di Standards. Nato come luogo di sperimentazione ed incontro sui temi inerenti suono e musica, oggi Standards  è animato da Terzo Paesaggio e Frequente, le due associazioni culturali che qui hanno il proprio studio. 

La ricerca condivisa ha mille sfaccettature, come da poco è accaduto con SS36, progetto di Terzo Paesaggio, spiegatoci dalla curatrice Roberta Pagani, parte integrante di questo collettivo allargato. Parlando della mostra fotografica di Antonio La Grotta per SS36, coraggiosamente inaugurata ai primi bagliori dell’alba, ci addentriamo con Gaia Martino, curatrice parte di Frequente,  in una conversazione sulla fruibilità dell’arte, che in questo luogo è esplorata davvero in tutte le sue forme. “Non cerchiamo una traduzione del visivo in sonoro”, ci spiega Enrico Gilardi, “quanto più desideriamo trovare una condivisione degli intenti.”

2

ROBERTA, COME MAI AVETE DECISO DI INAUGURARE LA MOSTRA DI ANTONIO ALL’ ALBA E PROPRIO IN QUESTO SPAZIO?

É stato il lavoro stesso a trovare una naturale collocazione in questo spazio. Il progetto di Antonio nasce da una suggestione sonora: il canto degli uccelli udibile sulla strada statale SS36 che collega Milano alla Svizzera. L’opening all’alba, allo stesso modo, è stata una scelta consequenziale. Il mio approccio è sempre quello di abbinare ad un dato visivo un’esperienza, il più possibile simile a quella che ha vissuto l’artista stesso.

Possiamo dire che si è trattato di un lavoro cross disciplinare che ha intrecciato in una convivenza indispensabile immagine, suono e musica. In quest’ottica è nata una collaborazione con Enrico e Michele, (Terzo Paesaggio), che pur venendo dal mondo della musica (loro è il progetto S/V/N), ha sempre avuto un’apertura al visivo, così come con Nicola, Attila e Gaia (Frequente).

3

QUAL E’ IL VOSTRO MODUS-OPERANDI, IN QUESTO CASO COME COLLETTIVO ALLARGATO?

Terzo Paesaggio, spiega Enrico, è nata per essere una casa di S/V/N, per poi diventare uno strumento di individuazione e promozione di iniziative e progetti che riguardano le nuove forme di espressione nel panorama delle arti sonore, performative e visive. Michele ed io, per esempio, non nasciamo musicisti, come Nicola, ma promoter e curatori musicali; questa interdisciplinarietà presente dentro Standards ci sta portando in una fase di grande creatività. 

Iniziamo innanzitutto a renderci conto cosa siamo, aggiunge Roberta, essendoci trovati insieme quasi in modo fortuito. Sicuramente qui la libertà individuale e la diversità delle nostre esperienze sono state parole vincenti: in primis per trasformare un’idea in qualcosa di più grande e completo.

Arti sonore ma con un approccio più ampio, il che non significa interpretare la cultura attraverso il sonoro, quanto più trovare un terreno di condivisione di intenti. Per questo, spiegano Nicola e Gaia, di fronte alla proposta di Roberta di collaborare con Frequente per la presentazione di SS36_City Song, abbiamo pensato insieme ad un display che comprendesse non solo un’ interazione diretta con lo spazio ma anche con il tempo, aspetto che fa parte integrante delle performance sonore ma che non è comunemente considerato nell’ambito di una mostra, ad esempio.

1

SAPPIAMO CHE IN ITALIA CHI PORTA AVANTI QUESTE FORME DI RICERCA NON HA VITA FACILE, NEL VOSTRO CASO, COME SI DICE L’UNIONE HA FATTO LA FORZA, MA IMMAGINIAMO NON SIA FACILE  FAR ARRIVARE IN MODO ORIZZONTALE TUTTI I PROGETTI CHE STATE PORTANDO AVANTI, QUAL E’ LA VOSTRA IMPRESSIONE?

C’è da dire che in Italia non ci sono tantissime realtà strutturate che si occupano di queste indagini artistiche, afferma Gaia, ecco perché Frequente vuole essere un punto di riferimento per chi è interessato a tali orizzonti di ricerca. L’esperienza di Nicola ed Attila come artisti è stata sicuramente un altro punto di forza, così come l’esperienza maturata grazie ad O’, storico spazio in città dedicato alla performance live e al dialogo tra i linguaggi artistici.

C’è da riscontrare il fatto, aggiunge Nicola, che nel mondo della produzione culturale è difficile comunicare un lavoro legato al suono; è come se ci trovassimo di fronte a due canali: il mondo dell’arte contemporanea e quello della musica, anche se di solito, in entrambi i casi, si parla comunque di un pubblico di persone attratte dall’evento, il che può essere un punto di sfavore a prescindere dal contenuto.

4

PER LA NOSTRA ESPERIENZA POSSIAMO DIRE CHE LA FOTOGRAFIA C’E’ LO STESSO PROBLEMA, PER ESEMPIO SE PARLIAMO DI FOTOGRAFIA E FOTOGRAFIA D’AUTORE O ANCOR PEGGIO IN QUESTA CONTINUA DISTINZIONE TRA FOTOGRAFIA ED ARTE CONTEMPORANEA…

Roberta: Io non lo vivo come un problema, anzi la mia mission è proprio quella di superare certe distinzioni, nonostante ci sia ancora l’urgenza di abituare il pubblico ad un certo immaginario visivo, basti pensare a come, per esempio, è stato difficile comunicare Cavo.

6

QUALE CONNESSIONE AVETE RISCONTRATO IN QUESTA UNIONE DI INTENTI?

Gaia: Io credo che la specializzazione presente negli interessi di ognuno di noi, di fatto, è molto nutriente, soprattutto laddove rientra e viene riportata dentro una realtà unica. I contenuti sonori che noi presentiamo sono solo una delle tante modalità di percepire le informazioni del mondo. Quello che ci interessa è l’esperienza della realtà, non solo dunque il suo aspetto sonoro. É un approccio diverso, che mira a superare le definizioni di categorie per provare ad essere più attenti all’insieme piuttosto che alle parti singole. Per sua natura l’opera d’arte sonora è differente dall’opera d’arte visiva: viene realizzata nell’esperienza dell’ascolto, che è un incontro di traiettorie e avviene in un luogo preciso. Qui ci occupiamo di cultura auditiva, il che non significa però ascoltare e basta, o essere focalizzati solo sulle arti sonore.

5

C’E’ DA DIRE CHE NON TUTTI SONO PORTATI A FERMARSI, MA PROPRIO PER UNA QUESTIONE DI PAZIENZA: LA DIMENSIONE DEL VISIVO TI DA LA POSSIBILITA’ DI SCEGLIERE I TUOI TEMPI, QUELLA DELL’ ASCOLTO RICHIEDE DEI TEMPI ATTENZIONE.

Roberta: Certo, ma tu spettatore sei una forza in atto. Noi non facciamo eventi di consumo e la mostra di Antonio ne è un esempio: è una fruizione che richiede un’educazione..

Gaia: Più che educare direi allenare, forse.

Roberta: Ma anche un po’ educare!

Questo vale anche per la musica, sottolinea Enrico, c’è un concetto di intrattenimento, che spesso è sbagliato; in questo caso bisognerebbe diseducare a questa forma di irrilevanza, la musica non deve essere un sottofondo.

D’altronde tutta l’arte ha le sue magagne, ci dice Nicola, con un sospiro.

Standards nasce a Milano nel Maggio 2015 da un’idea di Alberto Boccardi e Nicola Ratti come luogo di sperimentazione e incontro sui temi inerenti suono e musica.
Particolare attenzione sara’ indirizzata verso l’elettroacustica e l’avanguardia cercando di allontanarsi da uno standard predefinito e prediligendo una molteplicità di sguardi attenti ed interessanti sul tema del suono, cercando quanto possibile di superare definizioni e linguaggi. Standards sviluppa la sua identità strada facendo, con collaborazioni, residenze, workshop ed incontri; aprendosi ad opportunità già radicate sul territorio o scoprendone delle nuove come un contenitore dinamico, resiliente ed aperto.