NASTYNASTY©

NASTY WORLD – STUDIO VISIT

Incontriamo Emiliano Biondelli e Valentina Venturi da Assab One, spazio no-profit per l’arte contemporanea, sorto in un edificio industriale che per quarant’anni ha ospitato una nota azienda grafica milanese, la GEA. Qui si stampavano libri, cataloghi d’arte e enciclopedie per i più grandi editori del mondo; in una delle stanze di questo affascinante spazio il duo di artisti ed editori ha trovato il loro luogo di studio. Partendo dall’idea che ogni fotografia sia falsa, Emiliano e Valentina portano avanti attraverso i loro progetti NastyNasty e blisterZine un’indagine sull’impatto che l’immagine ha sulla nostra cultura, alterando la percezione del mondo e mettendo in discussione ogni criterio di autenticità. 

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EMILIANO, VALENTINA QUAL E’ IL VOSTRO MODUS OPERANDI?

V: non possiamo dire di avere un vero e proprio modus operandi, tutto nasce da una riflessione su qualcosa di reale, da una lettura costante sugli argomenti del sociale e del mondo che ci fanno riflettere.

E: sicuramente ci sono dei focus ai quali siamo sempre interessati, per esempio la ricerca negli archivi è diventata ormai una pratica costante, poi ci sono delle fulminee ed inaspettate intuizioni per cui d’improvviso qualcosa su cui stiamo ragionando trova una sua immagine nel reale.

V: Partiamo dal concetto che la fotografia, indipendentemente da come e dove sia stata scattata o reperita è sempre e comunque falsa. E: Uno dei nostri lavori che ritengo tra i più creativi è public collection e non c’è neanche una foto realizzata da noi. Anche la riappropriazione è un atto creativo.

 COME NASCE BLISTERZINE?

E,V: blisterZine è nata perché volevamo fare una guida surreale della nostra città, la prima edizione è stata stampata e cucita in casa, come una fanzine degli anni ’90, per poi essere messa in una busta, da lì il nome blisterzine. Volevamo realizzare 10 numeri e ci siamo fermati ad 8. Il progetto si è poi trasformato ed è ancora in corso. Il punto di partenza è stato un rifiuto: dovevamo pubblicare un libro, ma la cosa avrebbe subito troppe castrazioni, se pur per motivi comprensibili, così abbiamo deciso di crearci il nostro spazio sulla carta.

La dimensione delle gallerie, è spesso senile, con un profilo alto di facciata, ma che andando a stringere risulta essere assente, quindi ci siamo creati il nostro spazio espositivo nel libro, che a nostro avviso conserva ancora qualcosa di genuino.

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background, ©George Sowden, courtesy ©AssabOne

AVETE PARTECIPATO A DIVERSE FIERE DI EDITORIA ALL’ESTERO, QUAL E’ STATA LA VOSTRA IMPRESSIONE?

E: Quando abbiamo fatto la prima fiera negli stati uniti, abbiamo vissuto un bellissimo fermento. Il primo anno alla Art Book Fair di New York eravamo nel settore delle fanzine, ricordo Ryan Mcginley con due sportine piene di zine di giovani skater, o il direttore del Moma fermarsi ad ogni banchetto e sfogliare una ad una ogni rivista. Noi europei siamo molto più formalisti, non prestiamo attenzione a cose invece meriterebbero.

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RITENETE CHE IN ITALIA CI SIA UN’OSSERVAZIONE MENO ATTENTA DEL FENOMENO “EDITORIA”?

V: C’è interesse ma non c’è consapevolezza, dal mio punto di vista.

E: La pubblicazione è intesa in maniera molto seria, formalista direi, se non ci sono una serie di certificazioni, parte già una certa diffidenza. Il pubblico Italiano, ma si potrebbe direi europeo, è più garbato e conservatore, quindi spesso predilige l’estetica al contenuto.

COME VEDETE QUESTO “BOOM” D’INTERESSE VERSO IL LIBRO?

E: Sicuramente nel 2014, con Offprint, abbiamo vissuto il clou, ma trattandosi tuttavia di una nicchia nella nicchia, con il passare del tempo ci si rende conto di quanto sia un settore molto fragile. La sovrapproduzione che c’è stata di libri ha anche portato ad una diffidenza da parte del collezionista. La stessa diffusione delle fiere può diluire la concretezza del fine, ma c’è da dire cha ha contribuito a far parlare del fenomeno, ne ha permesso una diffusione ampia, e questo è ovviamente un bene.

V: Nonostante le critiche ad Offprint per aver aver dato più attenzione alle performance legate al libro, in realtà è stato un bene perché gli ha dato un posizionamento nel circuito dell’arte contemporanea, valorizzandolo anziché metterlo in una sotto categoria.

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VALENTINA, EMILIANO, SIETE IN ASCENSORE CON UN IMPORTANTE CRITICO E VOLETE RACCONTARGLI DEL VOSTRO LAVORO, MA AVETE POCHI SECONDI..

E: Per il rapporto che abbiamo noi con la burocrazia dell’arte, ho paura che ce la giocheremmo male, quindi saremmo costretti a tramortirlo per prendere tempo.

V: Così faremmo anche una bella figura per averlo soccorso. 

NASTY WORLD – STUDIO VISIT 

We meet Emiliano and Valentina at Assab One, a not-for-profit space for contemporary art located in the industrial building that for forty years has been home of a well known Milanese graphic design company, the GEA. Here is where books, art catalogues and encyclopaedias are printed for the world’s most famous editors; and, in one of the rooms of this fascinating location, the Milanese art and editorial duo found their studio space. Starting with the assumption that every photograph is not real, Emiliano and Valentina carry on a research that focuses on the impact images have on our culture, altering our perception of the world and challenging each and every criterion of authenticity.

Emiliano, Valentina – which is you Modus Operandi?

V: We can’t really say to have an actual modus operandi – everything starts from a consideration on something which is part of the reality, either from the readings we do on social matters or on the world events in general.
E: We definitely have certain themes we have always been interested in, archival research for example. Then it also happens that something we are dwelling on finds an image in the realm of the real thanks to some quick and unforeseen intuition.
V: We start off with the idea that photography, no matter how or where it has been shot or found, is always “fake”.

E: One of our projects that I consider to be the most creative is “Public Collection” and not even one of the photographs has been shot by us – appropriation is also a creative act. 

How was blisterZine born?

E,V: blisterZine was born from the desire to make a surreal guide of our city. The first edition was printed and bound at home – like a 90s fanzine, and then put into an envelope; that is where its name comes from.  We wanted to produce ten issues and we stopped at eight. The project then mutated and is still a work in progress. The starting point was a rejection – we wanted to publish a book but it would have suffered too many castrations, so we decided to create our own space on paper. Galleries are often a senile dimension, so to say – with a high profile facade but with little or no content, so we created our own exhibiting space on paper that in our opinion still holds something genuine.

You have been taking part to many editorial fairs abroad – what were your impressions?

E: When we took part in our first fair in the United States (2012) we lived an incredible experience. We participated to the Art Book Fair in NY in the zine section and I remember seeing Ryan Mcginley walking around with two carrying bags full of zines made by young skaters, and MoMA’s director stopping at every stand and going through each publication.
Europeans are a bit too formalists – we don’t pay attention to things that would actually deserve it.

Do you reckon that not enough attention is being paid to the editorial world in Italy?

V: There is interest but no awareness, from my point of view.

E: Publishing in Italy is intended in a very serious way – formalist I would say – and it is seen with some scepticism if it lacks the right certifications. The Italian audience, or better to say the European one, is more conservative so most of the times it favours the aesthetic rather than the content.

How do you see the sudden growth of interest towards your book?

E: We definitely lived our best period in 2014 during Offprint, but we are still talking about a niche in the niche, so as time goes by we realise how fragile this field is. The overproduction of books led to some sort of scepticism coming from the collectors. Even the actual spread of these type of fairs led to a thinning down of the goal’s concreteness. But it is also right to mention that this phenomenon led to people talking about the matter, allowing a rapid diffusion and this is always good.

V: Critics aside, the English edition of Offprint, with its attention paid to the performances linked to the book form, located these fairs in the circuit of contemporary art, giving them value instead of putting them in a sub-category.

Valentina, Emiliano – you find yourself in an elevator with a famous art critic and you only have a few seconds to tell him/her something about your work..

E: Seeing our relationship with art bureaucracy, I am afraid we wouldn’t play it well and we would be obliged to knock him out to gain time.

V: We would actually make a good impression for having provided first aid.

NASTYNASTY© is an artists group, which started in 2008, and that through various media, investigates the impact of photography on our culture and on the power it has to condition our perception of the world and our criteria of authenticity. Emiliano Biondelli & Valentina Venturi currently teach at Cfp Bauer – Milano, history of the artist’s book and photo book.  They exhibited at the Artists Space (NY), Cleveland Art Museum, Miami Public Library, Corvi e Mora Gallery (London), National Centre of Contemporary Art of St. Petersburg (RUS), Artist Village Taipei (Taiwan), A+A (Venice), Museo Marino Marini (Florence) and Museo Camera (Turin). Their artist’s books are purchased by Moma Library and Brooklyn Museum Library among the others.