Marilisa Cosello

URUBORO – STUDIO VISIT

 

Marilisa ci apre le porte della sua casa-studio in una giornata di sole invernale. Siamo subito rapite da una fascinosa atmosfera bohémienne, pareti azzurre, come quelle di in una casa in riva al mare, piena di luce e di curati dettagli retrò . Il nido di Marilisa è uno di quei luoghi che ti invita a curiosare e sopra una pila di libri di arte e letteratura, ci saltano all’occhio delle copie di “Lotta Comunista”, di cui l’artista ci confessa essere una delle poche sostenitrici rimaste: “Lo ammetto, è buffo e un po’ nostalgico, ma trovo che sia un giornale interessante, mi piace”. E’ solo l’inizio di una lunga chiacchierata, che non tarda a trasformarsi in un pranzo, perché Marilisa, come la sua casa, ti cattura. Bastano pochi scambi per intuire qualcosa di più del suo lavoro, dove cogliamo quello sguardo non solo di curiosa osservatrice, ma di chi si potrebbe definire un’esploratrice dell’animo umano, in tutte le sue penombre. Così l’artista ci parla dei suoi anni francesi, del suo rapporto più intimo con la fotografia e del suo intramontabile amore per Patty Smith, icona della cultura punk, con cui Marilisa custodisce una segreta complicità..

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“IT’S OLD WHAT IS FORGOTTEN. AND WHAT YOU CAN NOT FORGET, IT HAPPENED JUST YESTERDAY. THE UNIT OF MESURE IS NOT THE TIME, BUT THE VALUE. AND THING THAT HAS EVER MORE VALUABLE, FUNNY OR SAD AS IT IS, IS THE CHILDHOOD.”

E’ CON QUESTA FRASE DI ERICH KASTNER CHE INTRODUCI UNO DEI TUOI LAVORI. LA MEMORIA, L’ INFANZIA, LA FAMIGLIA, SONO TEMATICHE CHE RICORRONO NELLA TUA PRODUZIONE ARTISTICA E ALLO STESSO TEMPO SI PERCEPISCE UN’ INTIMITA’ MOLTO FORTE NEL TUO LAVORO, COME SE APRISSE UNA FERITA IN UN SEGRETO, IN QUALCOSA DI PERSONALE, MA ALLO STESSO TEMPO UNIVERSALE…

Mi ritrovo in tutto questo. L’infanzia è un tema sul quale mi interrogo spesso perché mi affascina il modo in cui i bambini osservano, quella curiosità che io definisco “Innocenza perversa”.

La famiglia invece mi interessa perché rappresenta la traccia della comprensione dell’altro, del riconoscimento. in fondo i nostri famigliari sono una proiezione di una parte di noi stessi. Nella mia ricerca mi capita spesso di scontrarmi con degli archetipi, la famiglia stessa ne è un esempio, e questi archetipi mi portano sempre a delle riflessioni sull’identità.

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A PROPOSITO DI IDENTITA’, I TUOI LAVORI EMANANO UNA SESIBILITA’ ESTREMAMENTE FEMMINILE, NON RIFERENDOSI ESCLUSIVAMENTE AL RUOLO DELLA DONNA IN SENSO SOCIALE, MA ALL’ INTENSITA’ CON CUI ENTRI IN RELAZIONE CON UN SOGGETTO, ANCORA UNA VOLTA QUELL’ INTIMITA’ DI CUI PARLAVAMO PRIMA…

Quando inizio a sviluppare un progetto per me è come l’inizio di una relazione, una sorta di innamoramento: sento l’urgenza di conoscere, esplorare, andare dentro, seguire quel mistero che mi ha affascinata.

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E POI COME “DISCIPLINI” L’ EVOLUZIONE DI UN PROGETTO, DOPO LA PRIMA FASE DI “INNAMORAMENTO”?

E’ come se fosse una proiezione, ci sono sempre varie possibilità, parto da un’idea, da lì nasce una fase processuale che si traduce in innumerevoli prove, come delle polaroid, ma in qualche modo questi “scatti”, che sfaccettano quell’idea, si rincorrono tra di loro, per poi rincorrere l’idea stessa. E’ come se facessi a pezzi un pensiero: scompongo, tolgo, aggiungo.. e quando tutto comincia a prendere una forma e una direzione allora mi fermo un attimo, prendo le distanze per poi immergermi di nuovo, da lì la relazione diventa intensa. Spesso quando entro in un progetto dico a tutti che sono in partenza, in realtà mi chiudo in casa per settimane e lavoro.

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HAI LAVORATO TANTO IN FRANCIA, VORREMMO CHIEDERTI DI RACCONTARCI LA TUA ESPERIENZA, UN PARAGONE TRA L’ ESSERE ARTISTA E VIVERE IN ITALIA RISPETTO AD ESSERLO ALL’ ESTERO, SE CI SONO DIFFERENZE IN COSA LE RINTRACCERESTI?

D’istinto mi verrebbe da dire che amo la bellezza dell’Italia, che c’è in tutti, anche nell’individuo più compassato: una piccola dose di follia, che costituisce il nostro aspetto più interessante.

Dall’altra parte c’è questo desiderio di conservazione che limita l’evoluzione naturale delle cose, non è un male tendere a conservarsi, se non diventa incapacità di adattamento. Per andare avanti bisogna essere disposti ad accogliere anche degli elementi di rischio, altrimenti si resta nell’immobilità. Da un punto di vista lavorativo per me è stato più facile confrontarsi con un mercato francese, quello italiano è più lento, dall’altra parte è forse più fedele.

Qui colgo una lentezza nella lettura di un’immagine, in Francia ci sono meno tabù, ma in compenso c’è un’ossessione per quello che riguarda la bellezza e per il “come dovrebbe essere” perché venga considerata tale.

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COSA SENTI CHE MANCA A LIVELLO PROFESSIONALE E COSA CHIEDERESTI?

Sicuramente più finanziamenti statali, anzi a livello istituzionale dovrebbe esserci quasi un’ingerenza, vorrei sentire una presenza importante.

Mi piacerebbe che l’arte, nelle sue varie forme, fosse vissuta come un mestiere, sia da un punto di vista pratico che intellettuale e non in ultimo politico. Passiamo la metà del nostro tempo a giustificare il perché di quello che stiamo facendo. A volte sembra che ci sia negata la possibilità di sbagliare, ma esporsi significa anche questo.

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IL TEMA DEL RITORNO HA ANCHE A CHE FARE CON LA MODA, OLTRE ALL’ INCERTEZZA DI CUI TU PARLI, CHE SPESSO PORTA ALL’IMMOBILITA’ DI CUI LAMENTI…

Sì, da un lato la moda, questo “eterno ritorno”, anche affascinante, pensiamo solo alla fotografia vernacolare, per fare uno dei tanti esempi. Dall’altra parte, però, c’è troppo timore e questo porta spesso a ripercorrere strade già tracciate, come se una validità fosse attribuibile solo ad una realtà già passata.

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DOMANDA DI RITO. ELEVATOR PITCH: SEI IN ASCENSORE CON UN IMPORTANTE CURATORE E HAI UN MINUTO PER RACCONTARGLI DEL TUO LAVORO, COSA GLI DIRESTI? O NON GLI DIRESTI? CON PAROLE TUE..

Seguimi! come il Bianconiglio di Alice.

Marilisa Cosello è nata nel sud Italia nel 1978, trasferitasi in inghilterra a 15 anni, ha studiato visual arts a Sevenoaks, UK e  storia del cinema e fotografia a Milano. Ha frequentato programmi di educazione fotografica internazionale come: masterclass at Noorderlicht e 24Workshop (Paris). Dopo un lungo periodo come news photographers, decide di cambiare strada e si dedica completamente alla sua ricerca personale.

Nel 2016 vince il premio Fotografia Europea (Reggio Emilia) e Lugano Photo Festval.  Il suo lavoro è stato esposto in svariati festival e eventi europei come: Mediterranean Biennal of Art in Sarajevo, Copenhagen Photo Festval, Fotografa Europea Of, Milano Photo Festival.