Maddalena Casadei

TEA WITH ME – STUDIO VISIT

Maddalena Casadei ci accoglie nel suo studio a Milano, a due passi dal parco di Via Dezza. Entrando ci avvolge una bellissima luce, proveniente dall’affaccio sul giardino interno e una piacevole sensazione di quiete dal caos cittadino.

Maddalena, una delle poche voci femminili nel design industriale in Italia, ci parla del suo lavoro e ci accorgiamo di come esso la rispecchi: una sintesi di esperienza, pacata fermezza ed inafferrabile eleganza.

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PENSARE AD UN OGGETTO: TRA INTUIZIONE E PROGETTUALITA’, QUAL E’ IL TUO MODUS OPERANDI?

Non so se utilizzerei il termine intuizione, parlerei piuttosto di  sintesi di esperienze. Per me è sempre importantissimo ragionare sulla funzionalità che un oggetto vuole avere e per questo, al di là di là del brief che può darmi un’azienda, mi pongo una serie di domande rispetto ad un proggetto e alla sua realizzazione: in che ambito mi sto muovendo? A chi è destinato il prodotto finale? come posso interpretare in maniera personale quell’azione specifica che un prodotto o un oggetto dovrebbero svolgere?

“Lello”, un prodotto disegnato per Marsotto edizioni, è un porta ombrelli in marmo costituito da un contenitore più alto e profondo e da un piano d’appoggio più piccolo a sbalzo ed è nato partendo proprio da una risposta ad un problema che io stessa riscontravo: ormai quasi tutti gli ombrelli sono telescopici sono piccolissimi, cadono sempre sul fondo del porta ombrelli e andarli a ripescare non è mail piacevole 🙂  Ecco che un’esigenza personale diventa condivisa.

MADDALENA, QUAL E’ PER TE IL CONFINE TRA ARTE E DESIGN?

Questo è un tema molto dibattuto e difficile da riassumere in poche righe. Per design intendo tutto ciò che è legato ad una finalità mentre l’arte dovrebbe mantenere un’attitudine disinteressata, poter agire priva di vincoli funzionali. Sotto questo cappello ciò che crea una distinzione sono il punto di partenza e il risultato finale e, come dicevo prima, credo che un prodotto di design debba mantenere una forte identità legata alla sua funzione.

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HAI DEI MODELLI A CUI NON SMETTERAI MAI D’ISPIRARTI?

Più che altro cerco sempre di lavorare sulla pulizia dell’oggetto: andare a togliere. Le superfetazioni negli oggetti sono come orpelli che indossiamo, vanno bene per una serata ma non per il quotidiano. A me interessano gli oggetti del quotidiano, quelli che vengono utilizzati nel tempo con continuità.

LAVORARE IN ITALIA: QUAL E’ LA TUA ESPERIENZA?

Devo dire che ho sempre vissuto una Milano internazionale, lavorando spesso con designer ed aziende estere. Stare a Milano, a stretto contatto anche con dei poli come quello della Brianza, permette di avere a disposizione un’infinità di aziende e artigiani come in nessun altro luogo al mondo. Tutto qui è più immediato e veloce. Allo stesso tempo, le relazioni costruite negli anni mi permettono di coinvolgere, nei lavori di art direction, progettisti internazionali. La difficoltà per noi designer italiani è che le aziende italiane sono ancora attratte dall’esotismo del nome straniero, sono spesso ancora legate ad una visione anni 90.

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PERCHE’ IN ITALIA SONO COSI’ POCHE LE DONNE CHE SCELGONO DI FARE DESIGN INDUSTRIALE?

E’ come se noi donne non fossimo viste in grado di produrre un design industriale che non sia puramente decorativo o legato ad accessori. Sceglieresti un dottore a seconda del gender o delle sue capacità professionali? Nel design, la forte presenza imprenditoriale maschile invece relega ancora al 90% il prodotto industriale come risultato di una progettazione maschile. Sarebbe ora di guardare a noi come progettisti in termini neutri e non come donne designer. Ho la sensazione che sottolineare il gender di un progettista, anche se in buona fede, porti semplicemente ad ulteriori ghettizzazioni, anche se dorate talvolta.

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ELEVATOR PITCH: SEI IN UN’ASCENSORE E HAI POCHISSIMI SECONDI PER DESCRIVERE IL TUO LAVORO, COSA DIRESTI?

Quando ti chiedono del tuo lavoro, spesso è una domanda di circostanza e non c’è un reale interesse. Credo che al di fuori delle parole che noi vogliamo utilizzare per descrivere il nostro lavoro, esso stesso trasmetta qualcosa. Ogni progetto è il risultato di momenti, sensazioni, esperienze individuali e condivise, visioni….Ecco allora posso dire solo che sarei felice se il mio lavoro comunicasse pacatezza e sobrietà.

Maddalena Casadei welcomes us in her studio in Milan, situated near Via Dezza’s park. As entering the place, we are warmed up by the light coming from the window overlooking the courtyard and caught by a pleasant sensation of calm, far from the metropolitan chaos.

Maddalena is one of the few female representatives of Italian industrial design. When talking with her about her work we immediately realise how it reflects her personality – a mix of experimentation, serene determination and slippery grace.

Designing an object – an act that stands in between intuition and planning. How would you define your modus operandi?

I wouldn’t use the word “intuition” – I’d rather talk about “fusion of experiences”.

It is very important to me to dwell on an object’s functionality, for this reason, I always ask myself a series of questions on the project and on its realisation, beyond the company’s brief. Questions like – in which field am I moving towards to? who is the consumer going to be? how can I personalise the object’s functionality?
“Lello”, a product designed for Marsotto, is an umbrella stand made of marble characterised by the main container – tall and deep – accompanied by a smaller support on the side. This object was born as a response to a problem that, personally, I was often encountering – nowadays umbrellas are compact and very small, which means that they always end up at the bottom of the umbrella stand and it is not always pleasant to reach it with your hands. This is how a personal need turns into a universal one.

Where do you draw the line between art and design?

This is a thorny theme and it is difficult to summarise the answer in a few lines. As far as I’m concerned, design is tied to a specific purpose whereas art should be more unbiased, neutral, so to keep an obligation-free attitude. The distinction lies in the difference found in the starting point and the final aim and I think that a design product has to maintain a strong identity linked to its functionality.

What will never stop inspiring you?

What I always tend to do is work towards the creation of an object that is “clean” – “less is more”. When speaking about objects, the superfluous is like the accessories we wear – they are perfect for a night out but not really for the everyday. I am interested in everyday objects, the ones that we use in time and with continuity.

What is your experience on working in Italy?

I have to say – I often work with foreign designers and companies so I consider Milan to be an international city. Living here, in close proximity to centres like the one in Brianza, allows one to have an infinite number of companies and artisans to work with. Here everything is immediate and fast. Meanwhile, connections built throughout the years allow me to engage, in art direction works for example, with international designers. What is difficult for us Italian designers is that Italian companies are still fascinated by the exoticism of foreign names – often they are still looking at things in a 90s way.

Why is it that in Italy there are very few women that decide to work with industrial design?

For me, it is as if women were being looked at as incapable of producing industrial design pieces that are not merely decorative or linked to accessories. Would you choose a doctor based on gender or on its professional abilities? In the design field, the strong male entrepreneurial presence still relegates 90% of the industrial production as a result of a male design. It would be quite the time to start looking at us as neutral designers rather than as women designers. I have the feeling that highlighting a designer’s gender leads to further ghettoisation, even if golden ones at times.

Elevator pitch – you find yourself in an elevator and you only have a few seconds to describe your work. What would you say?

More than the words we use to describe our work, most of the times it is the work that speaks for itself. Every project is the result of moments, sensations, personal and shared experiences, visions.. Let’s put it this way – I would be glad if my work was to transmit calm and sobriety.

Maddalena Casadei was born in Forli’, studied architecture at the Universita di Ferrara and an MA in Design at Domus Academy.  She has been working for many years with James Irvine, that gave her the chance to make her name known internationally, and from January 2014 until April 2017 she has been running the studio together with Marialaura Rossiello Irvine under the name “Studio Irvine”.

Since May 2017 she has been working solo. Her approach is characterised by a continuous personal exchange with clients and designers. Her work has to do with product design, stand design and art direction.