Jest

SPAZIO ALLA CULTURA FOTOGRAFICA – STUDIO VISIT

Enrico Federico Jest: pioniere della fotografia, nel 1839 fu il primo in Italia a costruire un apparecchio fotografico e dette un notevole contributo alla diffusione della fotografia. Da qui prende il nome questo piccolo spazio situato nel cuore di San Salvario, a Torino. Un quartiere incredibilmente rivalutatosi negli ultimi anni, accogliendo un fermento culturale sia livello musicale che artistico. E’ in questo contesto che poco più di un anno fa nasce Jest: una calamita che attira a sé tanti stimoli provenienti dal mondo della fotografia contemporanea, divenendo punto di incontro e di scambio. Spazio espositivo, book shop e formazione, in meno di 40mq concepito da Francesca Cirilli e Tommaso Parrillo.

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PARLIAMO DI PROGETTUALITA’, COME E’ NATO IL VOSTRO PROGETTO CON CHE INTENTO?

Francesca – L’idea comune era quella di creare una sorta di bacino che potesse raccogliere molti dei tanti stimoli che animano il mondo della fotografia contemporanea su diversi piani di lettura. L’obiettivo è certamente quello di divulgare la cultura fotografica in Italia, nel nostro piccolo, sia a livello espositivo che didattico, cercando di mantenere uno sguardo ampio ed aperto.

L’idea è nata non solo da un intento, ma da una passione, per rispondere ad un’urgenza che sentivamo non essere solo nostra, ma più collettiva, ovvero cercare di andare oltre ad un approccio superficiale nella lettura dell’immagine.

Tommaso – Proprio rispetto alla lettura dell’immagine, quello che ci interessa è essere orizzontali, cioè arrivare a tutti e il fatto di essere uno spazio piccolo, ma molto fluido, sposa la natura dei nostri progetti.

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A PROPOSITO DELL’ ESSERE TRASVERSALI, A LIVELLO TERRITORIALE C’E’ COLLABORAZIONE?

Tommaso – Tanto per cominciare, noi siamo ospitati dall’associazione Flux Lab, con la quale condividiamo attivamente uno spazio di co-working all’ interno del quale è nato Jest. La collaborazione per noi è sicuramente fondamentale e speriamo di riuscire a creare una rete di scambio attraverso la nostra attività.

Possiamo dire di essere molto soddisfatti del nostro primo anno di attività, naturalmente  ci piacerebbe che la nostra affluenza crescesse e in questo senso la collaborazione assume un ruolo ancora più importante.

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LA VOSTRA CURATELA SIA A LIVELLO ESPOSITIVO CHE DI TITOLI PRESENTI NEL BOOKSHOP, SI CONCENTRA MOLTO SUL PANORAMA ITALIANO, E’ UNA SCELTA MIRATA?

Francesca – In generale non ci siamo mai posti dei limiti in termini di linguaggio, per quanto riguarda la scelta di nazionalità abbiamo preferito partire concentrandoci su ciò che ci sta intorno, ci sono molti fotografi italiani interessanti che meritano di essere conosciuti meglio. Per esempio, l’ultima mostra che abbiamo ospitato è di un fotografo Torinese: Federico Clavarino, che però vive all’estero. Tornando al pubblico, ci preme diffondere la cultura della fotografia e per farlo non c’è bisogno di andare tanto lontano, c’è molto di cui parlare solo guardandosi intorno.

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SI PUO’ PARLARE SECONDO VOI DI CULTURA DELL’ IMMAGINE IN ITALIA? E CHE COSA MANCA?

Tommaso – Secondo noi è ancora acerba, è proprio per questo che ci interessa molto l’aspetto della formazione.

Francesca – Pur vivendo in un mondo fatto di immagini paradossalmente siamo molto analfabeti, proprio da un punto di vista della grammatica base per leggere un’immagine! C’è molta curiosità rispetto al mezzo, ma poco approfondimento.

Tommaso – Soprattutto, vorrei precisare ci si rende conto che il pubblico è sempre lo stesso, siamo una nicchia di persone che dà per scontate molte cose, ma la fruibilità di un’opera deve essere, ripeto ancora una volta, orizzontale.

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DOMANDA DI RITO, ELEVATOR PICH… SIETE IN ASCENSORE CON UN FAMOSO CURATORE O CRITICO E AVETE UN MINUTO PER PARLARE DEL VOSTRO LAVORO…

Proprio per quello che ci siamo detti mi verrebbe da risponderti che in ascensore mi piacerebbe incontrare la mia vicina di casa e invitarla a vedere la mostra del momento, con un critico d’arte è troppo facile.

Enrico Federico Jest, pioneer of photography, in 1839 was the first to build a photographic device in Italy and he remarkably contributed to the spread of photography. 

This small space takes its name from this personality and it’s located in the heart of San Salvario (Turin) – a neighbourhood that has been completely re-evaluated in the past few years, giving life to an energetic cultural turmoil both on a musical and artistic level. In this environment almost one year ago Jest was born – a magnet that attracts many stimuli from the contemporary photography scenario, thus becoming a meeting point and exchanging fulcrum. Jest, conceived by Francesca Cirilli and Tommaso Parrillo, in less than 40sqm hosts an exhibition and teaching space and a bookshop. 

Let’s talk about planning – how was this project born and with what aim?

Francesca – Our starting point was to create a meeting point that could gather some of the many stimuli that enliven the contemporary photography scene on different reading levels. Our goal is certainly that of spreading photographic culture in Italy, both on an exhibiting and didactic level, keeping a broad and open point of view. The idea was born from passion but mainly from a specific objective. We felt an urge which was more collective than personal – overcoming that superficial approach to image reading.

Tommaso – We are interested in keeping a “horizontal” approach towards the reading of images, meaning that we want them to arrive to everyone, and being a small yet fluid space marries perfectly the nature of our project.

Talking about having a “horizontal” approach – is there collaboration on a territorial level?

Tommaso – To begin with, we are being hosted by Flux Lab association, with whom we actively share a co-working space in which Jest was born. Collaborating is fundamental for us and we hope to create a valid exchange network with our activities. We can say that we are very proud of our first year of activity. Of course, we would like for our flow to increase and in this case collaborations play a major role. 

Your selection – exhibitions and book-wise – mainly focuses on Italian names and titles. Can you tell us why?

Francesca – Generally speaking, we never set limits to ourselves as far as style is concerned, but nationality wise we decided to start off by focusing on what was in our immediate surroundings – there are many Italian photographers that deserve to be more well-known. For example, the last show we had on was by a photographer from Turin, Federico Clavarino, who however lives abroad.

Taking the public into consideration, we would like to spread the culture around photography and there’s no need to look too much ahead for that; there’s plenty to take inspiration from just around us.

Image culture in Italy – what is it that we are lacking?

Tommaso – In our opinion, the field is still unripe locally speaking – that is why we are very much concerned with the teaching aspect.

Francesca – We live in a world made of images yet we are unable to read them, it’s the basic grammar we are missing! There is a lot of curiosity towards the medium, but not enough in-depth analysis. 

Tommaso – I want to stress the fact that at this moment in time our public in mainly made by the same people – we are a niche that gives many things for granted. Let’s not forget that the “usability” of an image should be across the board.

Our usual final question – elevator pitch. You find yourselves in an elevator with a famous curator/art critic and you only have a minute to say something about your work..

For the all the things we have just discussed, in the elevator I would like to meet my neighbour and invite her to see our current exhibition – with an art critic it’s too easy.

JEST has been involved in the diffusion of photographic culture through events, exhibitions and teaching activities. It was founded in Turin in 2015 by Francesca Cirilli and Tommaso Parrillo, who have both been active in the photography scene for years.