FERRUCCIO ASCARI

RESTLESS MATTER – STUDIO VISIT

Mentre ci rechiamo verso il quartiere di Isola, ci interroghiamo sul nome di quest’area di Milano che negli ultimi anni ha vissuto una delle più grosse trasformazioni della città. Un’isola, sia forse per conformazione che per il suo essere stata in passato priva di una rete di collegamento tra questo vivace quartiere popolare e il centro della città. Proprio in quello che doveva essere un ex laboratorio, di cui conserva le ampie finestre ad arco e quel sapore industriale, si trova la casa-studio di Ferruccio Ascari.

Entrando veniamo subito accolte con un thè caldo da Daniela, compagna di vita e di progetti dell’artista, mentre Ferruccio sta per raggiungerci da un luogo più segreto della casa che scopriremo solo più tardi. Siamo subito incuriosite da una serie di tele, disposte in un ordine apparentemente casuale, che sembrano nasconderci o svelarci un messaggio criptato. Poco è rivelato in questo spazio bianco che accoglie alcuni dei lavori di Ferruccio, dove tutto tende all’essenzialità. Al piano interrato, con stupore, scopriamo un luogo dal sapore completamente diverso,  dove la progettazione delle opere di Ferruccio prende forma: un piccolo laboratorio, che ci riporta in una dimensione più artigianale in cui il pensiero tocca la materia. Il tempo sfugge in questa chiacchierata con un’artista la cui ricerca e la cui vita s’intrecciano profondamente allo studio e alla trasmissione di una disciplina antica..

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FERRUCCIO, LA TUA CARRIERA DI ARTISTA E’ FORTEMENTE INTRECCIATA ALLA TUA VITA E ALLA TUA RICERCA FILOSOFICA (PER MEGLIO DIRE YOGICA) E QUESTO E’ VISIBILE ANCHE NEI TUOI LAVORI CHE, DAL VIDEO ALL’INSTALLAZIONE, SEMBRANO ESSERE TUTTI LEGATI DA UN FILO SOTTILE CHE ABBRACCIA DIVERSE PRATICHE, RIVOLTE AD UNA SCELTA.. QUAL E’ QUESTO PUNTO D’INCONTRO?

Penso che i legami tra arte e yoga siano molti. Sia l’arte che lo yoga sono pensiero. Questo è, secondo me, il primo e più forte legame. Inoltre in entrambi i casi si tratta di pensiero che, per non restare vuota astrazione, ha bisogno d’incarnarsi in una prassi. Sono in sostanza entrambe due discipline e questo è un altro tratto comune. Nella mia personale esperienza queste due discipline si rafforzano a vicenda, hanno per molti versi una forte influenza reciproca. Si potrebbe poi cercare di vedere a quale meta aspira in ultima istanza l’arte e a quale lo yoga e credo che anche a quel livello si potrebbero trovare tratti comuni, ma questo tentativo ci porterebbe forse lontano dal tracciato della domanda…

PENSANDO ALLO YOGA, UN PERCORSO INFINITO CHE CI INSEGNA AD USCIRE DA UN MECCANISMO DELL’AGIRE SEMPRE LEGATO AD UN’ASPETTATIVA, VORREMMO CHIEDERTI QUAL E’ IL TUO RAPPORTO CON IL TUO LAVORO, COSA CHIEDI AD ESSO?

Dal mio lavoro cerco di non aspettarmi alcunché. Chiedo al mio lavoro di ‘funzionare’, nient’altro. Quando ‘funziona’, so di poterlo licenziare e lasciare al suo destino. Tutto qui. Devo allo yoga il perfezionamento di una tale attitudine. Non voglio dire di essere completamente esente da qualsiasi forma d’aspettativa, in ogni caso se mi rimangono delle ambizioni, evito di nutrirle affinché diventino sempre più deboli. Il lavoro se ne avvantaggia, guadagna in libertà ed efficacia.

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CITANDO UNA DELLE TUE OPERE “LUOGO PRESUNTO” APPENA ESPOSTO ALL’INTERNO DELLA MOSTRA “SILENZIO“, LA DOMANDA E’: QUAL E’ IL TUO LUOGO, SE C’E’ UN LUOGO. IN ITALIA TI DIVIDI FRA LA DIMENSIONE METROPOLITANA MILANESE E UN VERO E PROPRIO EREMO NEL CUORE DEL CENTRO-ITALIA (BIANCALANA), MA HAI PASSATO LUNGHI PERIODI IN INDIA..

È sempre ‘presunto’, ‘immaginato’, il luogo di cui sei alla ricerca e tale rimane sin tanto che non vi giungi. Trattandosi di una ricerca tendenzialmente infinita, temo che il mio ‘luogo’ sarà ’presunto’ sino alla fine. Nel frattempo là dove mi trovo, anche se non è sempre facile, cerco di sentirmi a casa. A Milano per me è paradossalmente più facile lavorare in solitudine che non in ashram dove il contatto con l’altro è molto più ravvicinato e forte. Dall’India – dove dal 1988 al 2008 sono andato ogni anno rimanendoci a volte anche per un intero anno – ormai manco da un po’ di tempo, è forse arrivata l’ora di tornarvi…

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IL TITOLO DELLA TUA ULTIMA MOSTRA, PRIMA CITATA: “SILENZIO”, CI FA PENSARE A QUALCOSA CHE SI MUOVE NELLA DIREZIONE OPPOSTA AL RUMORE, (TITOLO DEL VIDEO REALIZZATO PER L’OCCASIONE), A CUI SIAMO ESPOSTI TUTTI I GIORNI, A LIVELLO MEDIATICO, VISIVO, UDITIVO.. PERCHE’ QUESTO TITOLO?

Il silenzio cui aspirerei davvero è quello interiore. Lo yoga lo chiama antar mauna. Attraverso la meditazione gradualmente si tende a sostituire il continuo brusio della mente con il vuoto, con il silenzio. Credo che i miei lavori che ‘funzionano’ meglio siano proprio quelli in cui si ‘sente’ questo tipo di silenzio.

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IN UNA FASE STORICA IN CUI TUTTI SONO CHIAMATI A VENDERE IL PROPRIO LAVORO, ANCHE L’ARTISTA E’ SPESSO COSTRETTO A FARSI AGENTE DI SE STESSO, COSA CHE TU NON HAI MAI FATTO, ANZI LA TUA SCELTA E’ STATA SPESSO QUELLA DI RITIRARTI ANCHE PER LUNGHI PERIODI, IN QUESTO SENSO, COME IN ALTRE OCCASIONI, HAI ESPRESSO UNA POSIZIONE..

È vero, ma di questa mia posizione non mi vanto né mi dolgo. Sono ormai arrivato a capire che vi sono sostanzialmente due modi per vendere un’opera d’arte: un modo è quello di spingerla con ogni mezzo sul mercato, l’altro è quello di promuoverla, ma con una certa riservatezza. Quest’ultimo è il modo che più si addice alla mia personalità e, per fortuna, anche alla personalità di alcuni collezionisti. Non rifiuto il mercato, cerco solo di starci senza che il mio lavoro ne sia condizionato.

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We head towards a district in Milan called Isola [Island], which has been recently going through massive changes. While walking, we question ourselves on the origins of its name – it could be linked to its shape or to its real history of ‘isolation’, as public transport to the rest of the city was lacking. Ferruccio Ascari’s home and studio is located in what used to be an actual workshop characterised by arched windows and an industrial feel to it.  We are kindly welcomed with hot tea by Daniela, Ferruccio’s life and work partner. He is in a remote area of the house we are yet to discover, about to join us. In Ferruccio’s studio, white space prevails and everything tends to minimalism. We are thus intrigued by several canvases they are displayed in a way that could only apparently seem random but that could instead be both hiding and revealing a coded message.

On the other hand, the basement has a completely different vibe to it. There, where Ferruccio’s projects are brought to life, we find a small workshop, we experience a different atmosphere, artisanal where thoughts and matter touch. Time passes us by whilst we chat with the artist, whose research and life deeply intersect with the study and the transmission of a very old discipline..

Your career as an artist is strongly connected to your life and your philosophical research. This is clearly visible in your work, being at video or installations, where everything seems to be connected through a fine thread that merges different practice pointing towards a particular choice… where is it that it all meets?

I personally think there are many links between the arts and the yoga practice and philosophy. Firstly, they both are mindsets – this is, as far as I am concerned, the most important aspect. Furthermore, in both cases, we are dealing with a way of thinking that has to embody itself into a practice in order for it not to remain mere abstraction. In my personal experience, the two make each other stronger and have a strong influence on each other. One could also find a connection between yoga’s and art’s ultimate purpose, but I think that this would bring us further away from the actual question..

Yoga is a endless practice, that teaches how to escape from a mechanism that ties one’s actions to immediate expectations. Having said so, what you expect from your work?

I try not to have any expectations from my job. I just want it to ‘work’, nothing else. Once it is ‘working’, I can dismiss it and leave it to its own destiny. Yoga helped me master this kind of attitude. By saying this, of course, I don’t want to give the impression of being totally free from any expectation whatsoever towards my work  but when they do arise, I try not to feed them, making them weak and eventually die. My job benefits from this  it gains freedom and strength.

A piece called “Luogo Presunto” (Supposed Place) was part of your exhibition “Silenzio” (Silence). In regards to this we would like to ask you: where is your place if there is one? In Italy you mingle between the city of Milan and a hideaway situated in central Italy (Biancalana). But you have also spent long periods of your life in India…

The place one looks for is always ‘supposed’ and ‘imaginary’, until one reaches it. The research often becomes ceaseless I am afraid my ‘place’ will be ‘supposed’ until the very end. In the meantime, I try to make myself feel at home wherever I happen to be. In Milan, paradoxically, I find it easier to work in complete solitude, compared to when I am in Ashram, where the human connections are stronger and easier to make. I have been visiting India every year from 1988 up until 2008, for different periods of time – I haven’t been for a long time now, maybe too long..

The title of your latest exhibition “Silenzio” makes us think of something that moves away from noise, which we are exposed to every day media-wise, visually, acoustically…Why this title?

The kind of silence I aspire to is the one that can be found within ourselves. The yoga practice calls it “altar mauna”. Through meditation, one can slowly replace that ever present murmur in our mind with complete silence. I think that my best achieved artworks are the ones that produce this kind of effect on the viewer.

In this historical period everyone is pushed to sell hi/her own work often artists are bound to become their own agents. This is something you personally never did. On the contrary, your choice was often that of retreating, even for very long periods of time. This is a way of getting across a point.

That is true, but I’m neither proud nor disappointed in this choice I made. I have come to the realisation that there are two ways of selling an artwork the first one is by pushing it fiercely on the market, the second is by promoting it with some sort of discretion. This last approach is the one that most fits me and my personality luckily, even those of some collectors. I don’t avoid the market I just try to be part of it without it influencing my work.

Ferruccio Ascari (1949) lives and works in Milan. He graduated with a degree in Philosophy in 1973 and then started approaching Eastern philosophies. This choice had a great influence on his life – in the mid-70s he started travelling to India where he deepened his knowledge of the culture and of the yoga practice. At the beginning of his career, he worked on site-specific installation and on the contamination of visual art with music, dance and performance, painting and sculpture, with an open-mindedness to the different dimensions of art throughout his whole artistic journey.

During these years, his works became internationally known thanks to his participation to the Venice Biennale (1980), to the exhibition “Arte Italiana 1960 – 1982” (ICA Gallery, London, 1982), and to the Paris Biennale. Starting from the mid-80s, he focused on painting and sculpture, with a special attention to the fresco technique on canvas – a process which aim was to highlight both the raw materials’ actual properties and their way of reacting to the passing of time. In recent years, his pieces (carbon black drawings on paper, iron and terracotta sculptures gradually distance themselves from an anthropocentric view, in order to give space to a more nature-centred way of expression. The final results stem from an investigation on the origin of matter, meant as a manifestation of the endless energy that develops from the interplay of stillness and change.

Ferruccio Ascari’s artworks have been exhibited in many public and private institutions, such as the Venice Biennale; Galleria d’Arte Moderna, Rome; Rotonda della Besana, Milan; Palazzo dei Priori e Pinacoteca, Volterra; Castel Sant’ Elmo, Naples; Symposium international d’Art Performance, Lyons; ICA Gallery, London; Paris Biennale; Lenbachhaus, Munich; International Biennal of Graphic Art, Ljubljana; Museum der Stadt, Waiblingen, Museo d’Arte Moderna, Ascona; Palazzo del Governatore, Parma.