Federico Ciamei e Martina Giammaria

OFFICE ROMANCE – STUDIO VISIT

 

Federico Ciamei e Martina Giammaria sono una di quelle coppie affiatate che sembra aver trovato un equilibrio perfetto, sia a livello personale che lavorativo. Il loro studio in zona Milano sud è accogliente, curato e pieno di luce. Qui è dove concettualizzano i loro progetti, tra souvenir provenienti dai loro viaggi, piante e mobili scandinavi. Li conosciamo da tempo e seguiamo il loro lavoro con interesse, molto impegnati nel mondo della fotografia editoriale trovano comunque il tempo per seguire i loro progetti autoriali.

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CHE SIGNIFICATO HA PER VOI LA PAROLA PROGETTUALITA’?

“Questa è la cosa su cui andiamo meno d’accordo”, risponde sorridendo Martina. 

MARTINA: Per quanto mi riguarda sono sicuramente molto metodica, parte sempre da un’immagine, da un concetto da cui si avvia una fase di ricerca molto cauta, che passa tra riferimenti e suggestioni, ma seguendo sempre un sentiero in qualche modo tracciato. Federico in questo senso ha più l’atteggiamento dell’esploratore, ogni tanto mi dice “sperimentiamo” ed io ho un po’ paura di perdere il mio tracciato!

FEDERICO: Io ho bisogno di fare un lavoro di esplorazione, il che mi può portare fuori strada, forse è proprio questo che ci impedisce di lavorare insieme..

Diverso è quando si tratta di un lavoro commissionato, dove l’approccio tende ad essere più organizzato e consequenziale: deve rispondere a delle aspettative ben precise, già stabilite.

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A PROPOSITO DI ASPETTATIVE, COSA VI ASPETTATE DAL VOSTRO LAVORO, O MEGLIO COSA GLI CHIEDETE?

MARTINA: ho più richieste da me stessa che paura di non saper accontentare gli altri, spesso tendo ad essere fin troppo severa. Deve rappresentarmi completamente, non voglio perdermi in cose che possono funzionare, ma non dicono nulla di me.

FEDERICO: Per me il mio lavoro di ricerca è una possibilità di approfondire ciò che mi interessa, e spesso una scusa per fare delle cose che mi va di fare che altrimenti risulterebbero bizzarre.

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COSA FA SCATTARE IL VOSTRO INTERESSE, COSA NON FINIRA’ MAI DI ISPIRARVI?

MARTINA: Seguo molto il lavoro di altri fotografi, sono stimoli continui, anche se il rischio è lasciarsi influenzare da tutti questi riferimenti e perdere di vista la propria identità autoriale. Ma sono molto soddisfatta anche quando riesco a trovare ispirazione da fonti inaspettate, per esempio da immagini commerciali su un catalogo di oggetti assurdi.

FEDERICO: Rispondendo a questa domanda mi rendo conto che spesso è stato avere un titolo a dare concretezza e direzione, è una cosa che arriva a un certo punto e traccia una strada da seguire. Anche nel caso del mio ultimo lavoro “Travel without moving”, è stato proprio il titolo a far partire il “viaggio”.

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VI SIETE SPOSTATI DA ROMA A MILANO QUALCHE ANNO FA, MA LAVORATE MOLTO ANCHE CON L’ ESTERO, COSA NE PENSATE DELLA SITUAZIONE CHE STIAMO VIVENDO?

MARTINA: Dovreste fare una foto a tutti mentre fate questa domanda, potrebbe essere molto più esaustiva di una risposta!

FEDERICO: Un esempio di una differenza tra Roma e Milano è che, se hai bisogno di scattare in un posto, a Roma ti dicono di si o no a seconda di contatti e amicizie varie, a Milano ti dicono quanto costa. Non è facile fare un confronto tra Italia e estero, io lavoro molto con gli Stati Uniti e loro hanno sicuramente una potenza economica che in Italia manca. Questo permette alle redazioni di dedicare più risorse e tempo ai singoli progetti e questo si riflette ovviamente sul lavoro che noi fotografi possiamo fare.

MARTINA: E questo fa sì che tu possa realizzare un lavoro più pensato ed evoluto, riconoscendo il tuo stile anche in un lavoro assegnato.

In Italia invece a volte hai la sensazione che quando ti viene richiesto un lavoro, che sia tu o qualcun altro a scattarlo, spesso per loro faccia poca differenza.

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LA PAROLA COMPROMESSO QUANTO FA PARTE DEL VOSTRO VOCABOLARIO? 

M, F: Se si tratta del nostro lavoro di ricerca, non deve e non ne fa parte. Per quanto riguarda i lavori assegnati il compromesso sta forse nel far sì che i requisiti editoriali o commerciali non prendano il sopravvento, ma anzi siano rafforzati da quello che ci interessa mostrare.

VEDIAMO CHE SU QUESTO SIETE D’ ACCORDO! DOMANDA DI RITO “ELEVATOR PITCH” SIETE IN ASCENSORE CON UN IMPORTANTE CRITICO FOTOGRAFICO, COSA GLI DIRESTE IN QUEI POCHI SECONDI?

M, F: Abbiamo provato la scenetta, ma solo a dire come ci chiamiamo ci siamo accorti che l’ascensore era già arrivata al piano, quindi bisognerebbe auspicare un guasto, o qualche imprevisto. In ogni caso..temo che non ci giocheremmo bene il nostro tempo!

Federico Ciamei and Martina Giammaria make one of those well-matched couples that seem to have found the perfect balance, both on a personal level and work-wise. Their studio, located in the southern part of Milan, is incredibly cosy, well looked-after and bright. Here is where they conceptualise their projects, between souvenirs of their trips, plants and Scandinavian furniture. We have known them for a while and we have been following their work with much interest. Federico and Martina, although being very busy with editorial photography, still find the time to work on their authorial projects.

What does “planning” mean to you?

“This is the thing we argue about the most”, says Martina smiling.

MARTINA: As far as I’m concerned, I am very methodological. I always start off with an image or a concept, from which a very careful research phase begins. This research touches various references and suggestions, yet it always follows a path that is somehow marked. I reckon that for this matter Federico has an attitude that is more that of an explorer – sometimes he says “let’s experiment” and I am scared I am going to get off my tracks!

FEDERICO: I need to go through an exploratory process, which can indeed be detrimental; maybe that’s what prevents us from working together..

It is different when dealing with a commissioned project, where the approach tends to be more organised and consequential since it has to respond to some well-defined expectations.

Talking about expectations – what do you expect from your job? What do you “ask” to your work?

MARTINA: It’s more the expectations I cast upon myself rather than the fear to not please others – I often tend to be too strict with myself. My work has to represent myself completely – I don’t want to waste time with what could potentially work but doesn’t say anything about me.

FEDERICO: For me, my research work is a chance to deepen the subjects I am interested in and often an excuse to do things that would otherwise seem bizarre.

What is it that triggers your interest and never fails to inspire you?

MARTINA: I follow other photographers’ work a lot – it’s a continuous stimulus. However, this puts me at risk of being influenced by all these references and lose my own authorial identity. Having said so, I am very satisfied even when I manage to find inspiration from unexpected sources – for example, from commercial images found on a catalogue of weird objects.

FEDERICO: When I had to think about the answer to the question I realised that most of the times it was the title itself what gave the project its consistency and direction. The title is something that arrives at some point and taps out the route. Even in my latest project “Travel without moving” it has been the actual title to start the “trip”.

You moved from Rome to Milan some years ago and you also work a lot abroad. What is your take on the situation we are in at the moment?

MARTINA: You should be taking a picture to the faces people pull when you ask this question – it could be much more exhaustive than an actual reply!

FEDERICO: An example that shows the main difference between Rome and Milan is that if you need to do a shooting somewhere specific, in Rome, they will tell you yes or no depending on the people you know and the contacts you have, in Milan, they will tell you how much it will cost. It is not easy to compare Italy with the rest of the world – for example, I work a lot in the USA and they are a much bigger economic power. This means that editorial boards are allowed more resources and time to spend on each project and this, of course, shows on the quality of the work the photographers deliver.

MARTINA: And this means you are able to produce a much more well-thought and mature work, characterised by your style even though it is commissioned.

In Italy instead when you are commissioned a job often it feels as if, whether it is you or someone else to shoot it, it would make no difference to them.

How much does the word “compromise” relate to you?

M., F.: If we are talking about our research work, then it mustn’t be part of it and, in fact, it doesn’t.

When talking about commissioned project, compromise for us means not letting editorial and commercial requirements take over but rather highlighted by what we are actually interested in showing.

We see you agree on this! Last question – “elevator pitch”. You are in an elevator with a famous art critic – what would you tell him in those few seconds?

M.,F.: We tried these scene out and we figured that only by telling our names we would be running out of time. So we would need to hope for some sort of malfunction or hitch to happen. Anyhow.. we don’t think we would be using our time wisely!

Federico Ciamei and Martina Giammaria are freelance photographers based in Milan. They work with national and international newspaper and magazines such as The New York Times, Bloomberg Businessweek, M Le Monde, Elle Italia, L’Uomo Vogue and Vanity Fair. Their work has been exhibited in many galleries and private European institutions. In 2016, Federico published his first book “Travel without moving” edited by Skinnerboox.