Discipula

THE LOOKING GAME – STUDIO VISIT

 

Stavolta ci muoviamo verso la zona sud di Milano, dove vicino al piccolo parco della Resistenza, ha appena “preso studio” l’affiatato colletivo Discipula.

Marco Paltrinieri, Mirko Smerdel e Tommaso Tanini sono i componenti di questo trio che da un background musicale underground ha spinto la sua ricerca nel mondo delle arti visive, mantenendo quella stessa attitudine nel produrre il loro lavoro, che li accompagnava allora. Forse la stessa che li ha portati a fondare nel 2013 la casa editrice “Discipula Edition”, parte del titolo di un pezzo inciso: La discipula del velocimetro. “Cercavamo un nome semplice, ma allo stesso tempo ambiguo nei contenuti”. Critici ed autocritici, non lasciano nessun margine di prevedibilità ai loro nuovi progetti, che, con i più svariati mezzi d’espressione, vanno ad indagare spettri e costumi della nostra società, con sguardo raffinatissimo e tagliente.

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DA QUANTO VI CONOSCETE?

Marco –  Ci conosciamo da una vita, anche se c’è stato uno periodo durante il quale abbiamo lavorato autonomamente per poi incontrarci di nuovo, con Mirko prima, nella progettazione di The Looking Game, e con Tommaso poi per H. said he loved us. La nascita di Discipula ha così riattivato dei meccanismi che aspettavano solo di essere rimessi in moto.

E QUAL E’ IL VOSTRO MODUS OPERANDI, COME COLLETTIVO SOPRATTUTTO?

 

Marco – Mirko, con il suo percorso accademico, è un po’ il “formalizzatore”, io spendo più tempo attorno a contenuti testuali e ricerca, mentre Tommaso ha grossa competenza tecnica e soprattutto è un eccellente fotografo. Detto questo, ogni step del nostro lavoro viene messo sul tavolo, discusso, negoziato e criticato. Dunque, prima che un lavoro esca, sia esso artistico o commissione, subisce sempre un lungo processo di analisi.

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IL VOSTRO LAVORO E’ FORTEMENTE ANALITICO, ANCHE RISPETTO AL RUOLO DELL’ IMMAGINE NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA POST- INTERNET E COME DITE VOI “POST-TUTTO”. POSSIAMO DIRE CHE C’E’ UN FIL ROUGE NELLA VOSTRA PRODUZIONE ANCHE SE I TEMI E I MEZZI SPAZIANO VERTIGINOSAMENTE E IN MODO QUASI SEMPRE INASPETTATO..

 

 

Tommaso – Assolutamente si, con The Looking Game, del 2013, ci siamo trovati a costruire una riflessione attorno ad alcune caratteristiche essenziali del linguaggio visivo, come la sua ambiguità e liquidità, che ci ha permesso di definire non solo un’area di interesse ma anche una metodologia che si è affinata di lavoro in lavoro. Ricerca e metodo sono cresciuti di pari passo determinando così nuove scoperte teoriche e formali che sono andate ad informare la nostra pratica, stimolandoci ed interrogandoci. Ogni singolo lavoro può essere definito come un capitolo di un più grande progetto: Discipula. Reinvenzione e sovversione di certi modus operandi, sono due regole principali di questo macro progetto. In quest’ottica, troviamo così due lavori come H. said he loved us e How Things Dream molto più vicini di quanto possano apparire sulla carta. Il primo esplicitamente fotografico, nasce come ricerca documentaria legata ad uno specifico frangente storico poi “sabotata” e così universalizzarla; il secondo, più complesso nella formalizzazione, cerca di parlare di problemi assolutamente attuali attraverso il filtro della narrazione fantascientifica. Seppur attraverso differenti strategie, entrambe parlano di sorveglianza e controllo cercando di far riflettere sul linguaggio attraverso cui il tema viene presentato.

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IL POTERE DELL’ IMMAGINE E’ SICURAMENTE UNO DI QUESTI SISTEMI SUI QUALI VI INTERROGATE, PER ESEMPIO SEGUENDO IL LINGUAGGIO PUBBLICITARIO PER ARRIVARE AD INTUIRE LE CONSEGUENZE, COME IN EFFICACY TESTING STREAM…

L’appropriazione è uno degli elementi centrali nella nostra pratica e lavori come Just Like Arcadia, o appunto Efficacy Testing Stream ne sono esempio perfetto. Ci appropriamo di immagini per ricontestualizzarle, riprogrammarle e così aprirle a differenti letture ed interpretazioni. Ci interessa mettere il pubblico nella condizione di riconsiderare ciò che si trova davanti, ripensarne usi e significati.

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AVETE UNA CASA EDITRICE, QUINDI L’ UTILIZZO DELLA FORMA LIBRO COME MEZZO DI DIVULGAZIONE PER LA FOTOGRAFIA E’ SICURAMENTE UN TEMA CHE CONOSCETE MOLTO BENE. IN QUESTO MOMENTO STORICO STA AVENDO MOLTA ATTENZIONE, FORSE TROPPA? COSA NE PENSATE, VEDETE RISVOLTI NEGATIVI IN QUESTI RIFLETTORI PUNTATI SUL MONDO DEI LIBRI?

Di partenza è una cosa positiva, perché permette di diffondere il proprio lavoro in modo più ampio ed orizzontale. Inoltre, nel nostro caso di artisti e publisher, è assolutamente stimolante; invita a riflettere sul rapporto tra creazione e produzione così come sulle possibilità di “far girare” il proprio lavoro altrimenti confinato alle 4 mura di una galleria.
Diventa negativa quando tutti vogliono fare un libro e tutti li fanno in modo uguale, il rischio naturalmente è che l’interesse per il contenitore superi quello per il contenuto. In parole povere: libri bellissimi e inutilissimi.

Marco Spesso visitando grandi fiere, mi viene in mente ad esempio Offprint a Londra, quello che sembra emergere è un gran rumore bianco. Forse esiste un problema di sovrapproduzione, eppure stiamo parlando di un settore di nicchia, neanche paragonabile al rinascimento del vinile nel mondo della musica.

FORSE SEMBRA DI TROVARSI DI FRONTE AD UNA GRANDE BOLLA, SOPRATTUTTO IL PROBLEMA E’ CHE MANCA UN VERO E PROPRIO APPARATO DI CRITICA CHE FILTRI ED ORGANIZZI LA DIFFUSIONE?

Forse, ma forse manca anche un vero e proprio apparato di giudizio e critica. Detto questo, siamo estremamente legati all’editoria. Per noi fare libri è stato di enorme aiuto e sicuramente continueremo anche in futuro.

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A PROPOSITO DI IMPEGNO, DAL VOSTRO PUNTO DI VISTA QUANTO CE NE VUOLE PER VIVERE E LAVORARE IN ITALIA?

Noi, sebbene lo stato attuale delle cose, continuiamo a vedere le cose in chiave europeista. Lavoriamo spesso all’estero e ci piace pensarci prima di tutto come cittadini europei. Detto questo, viviamo in Italia e sicuramente per un artista le cose qui sono abbastanza complicate.

Mirko – L’artista semplicemente non è tutelato, c’è fermento ma manca una visione d’insieme.

Marco – Trovo Milano molto stimolante e viva, anche rispetto a Londra, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa. Qui la sensazione è buona, bisogna trovare il modo di raccogliere quello che sta succedendo.
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DOMANDA DI RITO, ELEVATOR PITCH… SIETE IN ASCENSORE CON UN FAMOSO CURATORE O CRITICO E AVETE UN MINUTO PER PARLARE DEL VOSTRO LAVORO…

Non prendiamo mai l’ascensore.

Discipula è un collettivo operativo nel campo della ricerca visiva contemporanea fondato da Marco Paltrinieri, Mirko Smerdel e Tommaso Tanini nel 2013. Attraverso l’intreccio di diverse pratiche – progetti editoriali ed espositivi, lectures e workshops – Discipula esplora il ruolo e il significato delle immagini nel contesto mediatico contemporaneo. Il lavoro del collettivo guarda alle immagini come strumenti di controllo nella coscienza politica ed economica e ne indaga il potere percettivo che agisce sullo spettatore. I loro progetti invitano a riconsiderare il valore delle immagini e a riconoscere i significati che si nascondo dietro l’ideologia della comunicazione.

Dal 2013 ad oggi Discipula ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui Krakow Photomonth, Unseen Photo Fair – Amsterdam, Photo 50 – London Art Fair, Matildenhohe Darmstadt, FORMAT Festival – Derby, Kunsthalle Budapest, Tokyo Institute of Photography. Discipula ha inoltre ricevuto premi nazionali (Premio Fabbri 2016, Premio Bastianelli 2015, Premio Pesaresi 2014) ed internazionali (Les Rencontres d’Arles, Author Book Award 2015).

 

Marco Paltrinieri ha studiato Psicologia Sociale e Culturale presso l’Università di Firenze ed ha un Master in Sociologia presso Roehampton University a Londra.

Mirko Smerdel ha un diploma presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze ed un Master in Arti Visivi e Pratiche Curatoriali ottenuto presso Naba (Nuova Accademia delle Belle Arti) di Milano.

Tommaso Tanini ha ottenuto il diploma del corso triennale di fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze.