Chiara Sorgato

POST VERITA’ – STUDIO VISIT

LABO GARAGE è un vero e proprio laboratorio “underground” non solo per il suo posizionamento, ma per quell’atmosfera che si respira non appena si alza la cler di questo eclettico spazio milanese. Qui ci accoglie la pittrice Chiara Sorgato, che condivide Labo con altri colleghi*; è la prima ad arrivare in studio questa mattina. Con Chiara iniziamo una vivace e profonda conversazione che, passando per una lucida analisi del suo lavoro, arriva a sfiorare grandi temi sociali come l’immigrazione e la perdita di valori e di come questi valori mutino di giorno in giorno.
“Se sentirete dire che tutta l’arte è politica non è vero. L’arte rispecchia il proprio tempo, che è politica, ma non è un sillogismo. A me interessa parlare di cicli socio-politici che mi sembra si ripetano se pur in forme diverse”- Afferma Chiara, mentre noi ci perdiamo nei suoi dipinti che in una forma surreale e metafisica ci raccontano storie attuali, ma allo stesso tempo antiche. Restiamo impressionate, dettaglio dopo dettaglio, dalla potenza espressiva ed estetica di queste taglienti metafore della realtà.

*Laura Bassan, Isabella Nazzarri, Maria Chiara Lamperti, Michael Rotondi

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CHIARA, GUARDANDO LE TUE OPERE E’ IMMEDIATO PENSARE Al UN LUNGO LAVORO CHE LE  PRECEDE, NON SOLO PER QUANTO RIGUARDA LA RICERCA E LO SVILUPPO DEI CONTENUTI, MA ANCHE PER CIO’ CHE CONCERNE LA RESA, QUAL E’ IL TUO MODUS OPERANDI?

Possiamo dire che si divide in due parti: la prima di studio e approfondimento dei temi che mi interessano, perché non mi basta affidarmi a ciò che vedo al momento, e la seconda di montaggio ed imprimitura: costruisco le mie tele, come poterete vedere -ci dice sorridendo- e dipingo ad olio, il che richiede molto tempo per l’asciugatura.

La rappresentazione non è immediata, non è un laser che imprime la mia idea sulla tela, ma richiede uno sviluppo lento e tante volte ho paura di perdermi tra quello che voglio rappresentare e ciò che mi piace rappresentare.

LA TUA PITTURA E’ FORTEMENTE LEGATA AL FIGURATIVO, A VOLTE PIU’ GREZZO ALTRE PIU’ CERTOSINO, COSA CERCHI DI TRASMETTERE ATTRAVERSO LA RAPPRESENTAZIONE?

La rappresentazione deve rispecchiare certi criteri che mi sento di definire “estetici”: Coerenza tra contenuto e forma, per che l’uno si rispecchi nell’altra e viceversa, un’opera deve essere “bella e buona”, mi verrebbe da dire. 

E deve essere esaltante, nel senso stretto della parola.

 Potrei descrivere la mia estetica come un connubio un po’ eclettico di stili diversi: informale, astratto, figurativo, una sorta di magma che deve rendere attraverso il visibile tutto quel minestrone di idee che ribollono.

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LE TUE OPERE SONO MOLTO FORTI, TALVOLTA QUASI APOCALITTICHE, EPPURE CI PARLANO DI VICENDE DI CRONACA CHE ABBIAMO SOTTO GLI OCCHI TUTTI I GIORNI, IN QUALCHE MODO SI PUO’ PARLARE DI UN’ARTE CHE VUOLE ESSERE ISTRUTTIVA?

Posso dire che le mie opere hanno un ruolo istruttivo, ma non voglio essere fraintesa, io esprimo la mia idea, perché sono anch’io figlia di una società basata sull’opinione, che diventa pregnante, ma soprattutto costruttiva: siamo nell’era in cui un’opinione può distruggere anni di precetti, convinzioni e teorie, come una bomba ad acido. E’ fondamentale cambiare idea, ma siamo arrivati al “Top of the Pops” del confutare, come se la bomba di informazioni non venisse filtrata e tutto venisse magicamente banalizzato. Un esempio è la paura e la diffidenza nei confronti dei vaccini, tema che ho affrontato nelle mie opere: mi sembra che siamo tornati a quelle paure medievali per cui è più facile credere alla magia piuttosto che alla scienza.

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CICLI CHE SI RIPETONO, O MEGLIO SCHEMI SOCIO-POLITICI CHE RITORNANO, SE PUR IN FORME DIVERSE?

Si, forme essenziali del vivere umano che sono le cose più semplici da notare.

Le cose belle che accadono hanno importanza e non mi esimo dal rappresentarle, ma hanno a che fare con qualcosa di intimo che non mi va di approfondire, prediligo certi aspetti hanno più a che fare con la collettività.

SI PUO’ PARLARE  SECONDO TE DI ARTE E POLITICA?

Per forza.

Se sentirete dire che tutta l’arte è politica non è vero: l’arte rispecchia il proprio tempo, che è politica, ma non è un sillogismo. La politica è un ambito diverso, ogni gesto che si compie può avere un riflesso politico, ma non stiamo parlando di influenza. Bansky fa arte politica: dedicarsi concettualmente a questo interesse, dare un contributo per la comprensione e non lasciare che le cose scorrano e basta.

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QUALI SONO I TEMI CHE PIU’ TI STANNO A CUORE?

Sono tanti i temi: è la società che mi interessa, i quadri non esistono per me, ma per gli altri. Sono sempre a caccia di opinioni, in maniera ufficiosa sono una studiosa dei forum che si trovano su internet: è interessante vedere come la società cambia, ma soprattutto è divertente vedere questa sequela di monologhi in cui la gente non filtra nulla, essendo protetta da una barriera virtuale.

Volendo entrare più nello specifico gli argomenti sono tanti: l’immigrazione è uno di questi. E’ abbastanza ironico parlare di immigrazione come fosse solo un tema attuale, non siamo spuntati in Europa come felci dal terreno, ma siamo tutti migrati da quella che è chiamata la culla della vita, che è l’africa. L’uomo si sposta e buona notte al secchio!

Certo che bisogna regolarizzare le cose, ma sorrido molto quanto vedo reazioni veementi: “blocchiamo tutto”, ma cosa vuoi bloccare? Non la blocchi la vita. E’ la paura il tema che mi interessa affrontare, da una prospettiva e dall’altra, senza giudicare o demonizzare, ma capire ciò che rende difficile lo stare bene sulla terra, che è una sola.

CHIARA SIAMO CURIOSE DI SENTIRE LA TUA RISPOSTA ALLA NOSTRA DOMANDA DI RITO: ELEVATOR PITCH?

Un bottone d’ascensore è più sporco di un gabinetto.

LABO GARAGE is like an actual “underground” lab, not only for its location but also for the air one breathes when opening the shutter of this eclectic Milanese studio.  Chiara Sorgato welcomes us – she shares this spaces with her colleagues and she is the first one to arrive this morning. We start talking with Chiara and the conversation soon becomes lively and profound. We touch upon different subjects, we analyse her work and then we end up talking about big social themes such as immigration, the forever a-changing “values” and their slow disappearance. “If you hear someone saying that all art is political they are not speaking the truth. Art is a mirror of its time and that, of course, is also politics, but it is not a syllogism. I am interested in talking about socio-political cycles that seem to repeat themselves albeit slight changes” Chiara says, while our gazes get lost in her paintings, which with surreal and metaphysical shapes talk about both the present and the past. The expressiveness and the aesthetic power of her work, which is like a metaphor of reality itself, strikes us.

Chiara, your work denotes a great deal of commitment: for its’ reasearch process, the development of the contents and for how it is actually made. Which is your Modus Operandi? 

I think my modus operandi could be divided into two main steps. The first one implies the research and the study of the subjects I am interested in because I can’t simply rely on what I see on the spot. The second step involves the actual construction and the priming – I make the canvases myself (she says smiling) and I use oil paint, which takes a lot to dry. The depiction is not immediate – it is not like a laser that imprints my idea on the canvas. It is a really slow process – sometimes I am afraid I might get lost between what I want to depict and what I like to depict.

Your pictorial art is very representational-sometimes unrefined and others detail-oriented instead. What are the implications of this in the final outcome?

Depiction has to mirror some criteria that I would define “aesthetical” – there must be coherence between the content and the “container”, in order for one to be found in the other and vice versa. An artwork has to be “bello e buono” (“good for its quality and also good to look at”), I’d say.  And it also has to be stimulating, literally. I could define my aesthetics like a sort of eclectic blend of various styles –  informal, abstract, pictorial, like a magma that has to make visible all of that mixture of ideas that bubbles up in my head.

Your artworks are visually very strong, sometimes apocalyptic. However, they talk about dramatic news that make up everyday. Could we say that your art is “educational” in a way?

I could say that my art is educational, but I don’t want to be misunderstood. What I mean is – I express my ideas because I am myself a product of a society based on opinions. These then become rich and, most of all constructive – we live in an era where opinions can easily destroy years of teachings, beliefs and theories, like an acid bomb. It is fundamental to be flexible and allow yourself to change your mind, but we’ve reached the “Top of the Pops” of confutation, where it seems like none of the news is filtered and everything is simplified. We could take the scepticism towards vaccines as an example, idea which I’ve dealt with in my work. It seems like we went back to those medieval fears where it is easier to believe in magic rather than science.

Repeating cycles, socio-political themes that come back, albeit in different forms? 

Yes, essential forms of everyday life which are the easiest to notice. Good things do happen and they do have value. I don’t strictly avoid depicting them but I feel like they relate to something personal that I don’t want to deepen. I favour aspects of life that are more collectively-relatable.

Chiara, is there such thing as art and politics? 

Of course. If you hear someone saying that all art is political they are not speaking the truth. Art is a mirror of its time and that, of course, is also politics, but it is not a syllogism. Politics is another world. Every action can be seen as political and therefore have political consequences, but that doesn’t mean we are actually influencing others. Banksy makes political art – he conceptually dedicates his work to this aspect, contributes towards the comprehension of politics and doesn’t let things just pass us by.

Which are the themes that interest you the most?

There are many themes, but generally speaking is society the thing that interests me the most. My paintings exist for others, not for myself. I am always on the hunt for opinions – in an unofficial way I am a big reader of public forums on the internet. It is interesting to see how society changes, but what I enjoy the most is seeing the way people communicate without using any filter whatsoever, just because they feel as if they are being protected by some sort of virtual barrier. There are many themes I enjoy, one of them is immigration. I think it is very ironic to talk about immigration as if it was a “current issue”. We don’t happen to be in Europe because we grew like grass from its soil but because we all migrated from the so-called cradle of life which goes by the name of Africa. Men migrate, and of the story. Of course, we need some regulation, but it makes me smile when I read sentences like “Let’s stop migration flow!”. How could you? You can’t stop life from happening. I love to confront myself with people’s fear of the subject, seen from all perspectives, without judging or demonising. I want to understand what makes it difficult to live peacefully on this Earth, which is the only one we’ve got

We are very curious to hear your answer to our usual question: elevator pitch? 

Elevator buttons are dirtier than toilet seats.

Chaira Sorgato (Padua, 1985) graduated with a degree in Painting at the Accademia di Belle Arti di Venezia, in 2010. In 2012 she won an artists’ residency at the Fondazione Bevilacqua La Masa in Venice. In 2013 she was one of the finalists of the 14° Premio Cairo and of the 64° Premio Michetti “La Bellezza Necessaria”.     She won a special price for the best young artist in the painting section of the Premio Internazionale Arte Laguna in 2010.  Some of her group shows include: “Opera 2012”, Galleria San Marco (VE), curated by Rachele D’Osualdo and Angela Vettese (2013); “Coordinates” Off Dak’Art, Les Petites Pierres, Dakar, curated by Adji Dieye (2014); “Rilevamenti 1”, Museo di Arte Contemporanea di Cassino, curated by Bruno Corà and Marco Tonelli (2016).  Some of her solo shows include: “Brodolom Teme” Galleria Tenzor, Ptuj, curated by Vladimir Forbici and Marika Vicari (2010); “From first to last – through violence and dust”, Studio d’Arte Cannaviello, Milan, curated by Matilde Scaramellini (2015); “Idoli della mente”, Piccola Galleria, Bassano del Grappa, curated by Emanuele Beluffi (2017). She lives and works in Milan.