Cesare Cicardini

FACES – STUDIO VISIT

E’ una calda mattinata di sole mentre ci dirigiamo verso casa e studio di Cesare Cicardini, a pochi passi da Piazza Piemonte, Milano. Fotografo e regista con un’esperienza ventennale, sia in Italia che all’estero, Cesare è una persona dallo sguardo attento e curioso; bastano pochi scambi di battute per cogliere quella vivacità intellettuale di chi è continuamente alla ricerca di nuovi stimoli. Nel suo studio l’occhio si perde, tra riferimenti al mondo dell’arte e della musica, per poi cadere su una pila di scatole di cartone, collocata in maniera poco pretenziosa sotto una finestra. Gli chiediamo cosa contengono e con sorpresa scopriamo trattarsi di un vastissimo archivio di negativi e stampe di ritratti, scattati nell’arco della sua carriera.

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CESARE, CHE COSA SIGNIFICA PER TE LA PAROLA PROGETTUALITA?

La progettualità è fondamentale per ogni tipo di lavoro, è ciò che gli conferisce una profondità. Nel mio campo significa fare ricerca, un confronto che non puoi mai sapere quanto durerà. La mia fase progettuale può svilupparsi in pochissimo tempo, come possono volerci anni, dipende sempre dal germe che ti ha spinto ad approcciare un lavoro.

NEL TUO LAVORO COME DEFINIRESTI IL TUO MODUS OPERANDI?

Può essere istintivo e veloce: vedi una cosa, la capisci subito e cresce in modo del tutto naturale. In altri casi invece il processo progettuale può richiedere molto più tempo, svilupparsi su diversi livelli. Mi avvalgo di tutti gli strumenti possibili che possano portarmi delle ispirazioni e far si che questa idea cresca, i film e libri sono sicuramente uno strumento essenziale. Da quando è nato il web è sicuramente più facile. 

Una volta se cercavi delle referenze fotografiche dovevi andare in libreria, io ad esempio ero un assiduo frequentatore della preziosa libreria Milano Libri che oggi non esiste più. Era un grande punto di riferimento per fotografi, appassionati d’arte, design e moda; era trasversale ed aveva un archivio di libri molto selezionati e a volte introvabili. Amavo molto farmi consigliare, scoprire, ed aspettare a volte anche più di un mese prima di ricevere il libro che avevo ordinato. La ricerca era si più lenta, ma forse più profonda e completa. 

Ora con il web e l’immediatezza delle informazioni abbiamo a disposizione uno strumento di divulgazione potentissimo, mai visto prima, attraverso il quale riescono ad emergere fotografi ed artisti validissimi da ogni angolo del mondo, che altrimenti non avrebbero avuto possibilità di mostrare il loro lavoro. 

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Internet è sicuramente uno strumento democratico che ha cambiato drasticamente il modo in cui guardiamo le immagini e le diffondiamo..

forse anche un’ arma a doppio taglio che sembra spesso abbassare l’asticella della qualità in favore di una sovra produzione di fenomeni effimeri?

E’ un fenomeno che si muove di pari passo con la tecnologia che permette di scattare, post-produrre e divulgare in un istante una fotografia. La produzione di una immagine è ormai alla portata di chiunque. Una vera e propria rivoluzione. Il solo rischio è che tutto quanto diventi transitorio quanto un battito di ciglia. L’opposto della vera sintesi fotografica. Prima del digitale il fotografo professionista era visto quasi come un mago, un alchimista, la foto era “vista” solo da chi la scattava, l’immagine rimaneva latente fino a quando non veniva sviluppata e stampata. 

Dovevi avere le idee chiare o l’istinto preciso prima di premere il pulsante di scatto, senza contare il numero limitato dei fotogrammi a disposizione nei rulli. Una persona che inizia a fotografate oggi è inevitabilmente tarata su un altro tipo di mentalità, produzione, linguaggio, medium, supporto, diffusione e utilizzo finale del lavoro. 

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Lavori nel mondo della fotografia editoriale da molti anni, avrai sicuramente assistito ad un forte cambiamento in merito a dinamiche di mercato in Italia. Come si sono evolute le cose per te?

Se una volta facevi il fotografo, il lavoro c’era ed era “palpabile”. L’editoria classica, quella stampata, era il contenitore per eccellenza della fotografia, infatti eri annoverato come un vero fotografo nel momento in cui le tue foto comparivano su delle pagine, gli altri rimanevano dei fotografi della domenica, uno confine molto duro e preciso. Adesso le cose sono più complicate, il meccanismo del puro assegnato (senza sponsor) in Italia è sempre più raro, complice la grande crisi del mercato editoriale, ci vuole molto mestiere e strategia, soprattutto se si vuole mantenere la propria personalità e firma.

Io non ho un vero e proprio equilibrio nella produzione tra lavoro “personale” e “lavoro commerciale”, l’iter classico si è rotto, come non posso più definirmi solo un fotografo. Grazie ai miei studi passati, Istituto d’Arte, Politecnico di Milano, Dams e Scuola del Cinema tutto si è mischiato nel migliore dei modi e il mio lavoro naviga tra la fotografia e la regia passando dalle video installazioni fino a ideare campagne di moda. Come diceva il poeta e filosofo francese Paul Valéry “Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta”.

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Domanda di rito, Elevator Pitch.

Blocco l’ascensore, o mi ama o mi odia. Non credo si possa dire qualcosa di veramente interessante in così pochi secondi. E’ un atteggiamento molto americano: non ho tempo quindi stupiscimi in un brevissimo lasso di tempo, meglio salire le scale a piedi è più interessante come esperienza, fa bene al corpo e magari incontri qualcuno sul pianerottolo che ha lui una storia da raccontarti.


Cesare Cicardini è un fotografo e regista con base a Milano. Da quando il padre, a cinque anni, gli regala una vecchia macchina fotografica Voigtlander, non ha mai smesso di scattare foto. Il suo essere eclettico gli consente di spaziare indifferentemente tra l’immagine fissa e quella in movimento. La sua dedizione al ritratto fotografico indica una ricerca tesa tra valore estetico e compositivo capace di narrare una storia unica per ogni soggetto, colto tra i famosi o tra gli ultimi dell’umanità. I suoi lavori sono stati esposti in importanti gallerie d’arte nazionali e internazionali, ottenendo le Menzioni d’onore al Prix de la Photographie di Parigi e all’International Photography Award di Los Angeles. Come regista spazia tra documentari, film brevi e spot, e nel 2016 il cortometraggio Elsewhere gli fa aggiudicare tre premi internazionali.