CARLO ZANNI

ART IN THE AGE OF THE CLOUD – STUDIO VISIT

Guardandosi intorno nel piccolo e ben organizzato studio di Carlo Zanni a Milano, tutto sembra essere al suo posto, ci vuole qualche istante per cominciare a cogliere tracce del suo lavoro sparse per la stanza. Un iPhone appoggiato su un tavolo o su uno scaffale, può racchiudere al suo interno universi d’indagine inesplorati, seppur parte integrante del vivere il nostro tempo.

Proprio davanti a noi lo schermo del computer è aperto su una pagina web che ci mostra un biglietto da visita digitale dell’artista, che si ricarica ogni 5 secondi, ma al posto del suo nome,  leggiamo una parola tratta da Wikipedia che ha il più alto numero di pagine di disambiguazione per lingua selezionata.* In un mondo in cui diamo la nostra identità in pasto ai social network tutti i giorni, creando, nel virtuale, dei “mostri” di noi stessi, Carlo spinge all’estremo questa disambiguazione,  portandoci a riflettere sulla necessità di rompere delle aspettative rispetto al nostro ossessivo ed ostinato desiderio di profilarci.

*Carlo Zanni, ohhhhh.me, 2018

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LA RICERCA DI NUOVI MODI PER PARLARE DELL’ARTE E DELLA SUA DIFFUSIONE SEMBRA ESSERE ALLA BASE DELLE TUE INTUIZIONI; ROMPERE DELLE ASPETTATIVE: UN’URGENZA RICORRENTE NEL TUO OPERATO, PUOI PARLACI MEGLIO DEL TUO MODUS OPERANDI?

Si, da sempre mi sono interrogato sulla necessità di trovare delle nuove modalità per vendere e collezionare video arte e new media, utilizzando canali di distribuzione differenziati, dove economicità, tirature potenzialmente illimitate e assenza di firma permettono una diffusione più ampia, e intercettano un pubblico più vasto, i ViBo (Video Book), sono una possibilità: contengono video e opere digitali, ma sono sul mercato ad un prezzo accessibile.

IL TEMA DELLA DIVULGAZIONE AD UN PUBBLICO DI MASSA E NON AD UNA NICCHIA RISTRETTA DOVREBBE ESSERE SICURAMENTE UNA PREROGATIVA DELL’ARTE DIGITALE, MA IL PROBLEMA IN MODO DIVERSO RIGUARDA TUTTA L’ARTE AD OGGI: CI SONO DEI SISTEMI CHE EVIDENTEMENTE NON REGGONO PIU’ E IN QUESTO DISCORSO INCLUDIAMO ANCHE LE GALLERIE…

Sì, su questo argomento riporto un esempio molto interessante nel mio libro*: Laffy Maffei  lavora con gli artisti dando valore alla proprietà intellettuale di un lavoro che viene diviso in azioni: attraverso la blockchain, chi ha investito potrà avere un ritorno economico in base alla quantità di stampe che verranno venute. In questo modo Il valore dell’opera cresce con la sua diffusione e non con la sua scarsità.

* “Art in the age of the cloud“, Diorama Editions, 2018.

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SEMBRA CHE TU METTA IN LUCE APERTAMENTE QUELLE CHE SONO DELLE EVIDENTI CONTRADDIZIONI O DEGLI ATTRITI TRA QUELLA CHE E’ UNA NATURALE EVOLUZIONE DELLA SOCIETÀ E IL MONDO DELL’ARTE CHE FA FATICA O NON VUOLE CAMBIARE..

Provare radicalmente ad intraprendere nuove strade, prendendo anche le distanze, se necessario, dalla tradizione, dovrebbe essere un dovere di ogni giovane, il che non vuol dire dimenticarla, ma non viverla come un peso o un punto di riferimento. E’ da questo pensiero che ho concepito Deny Thy Father & Refuse Thy Name, nel 2016: un iPad collegato alla rete cerca di visualizzare del contenuto per cui non è stato progettato, restituendo così delle pagine di errore.’’ Il progetto vuole sollevare una discussione intorno al ruolo fondamentale delle nuove generazioni (inteso sia in termini anagrafici che ancor più in termini contenuntistici e formali), come risultante di un approccio alla vita più da ricercatore/esploratore che da emulatore/ripetitore.

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IRONICAMENTE CHIEDIAMO SEMPRE AD OGNI ARTISTA CHE INTERVISTIAMO IN CHE MODO CERCHEREBBE DI VENDERE IL SUO LAVORO AD UN IMPORTANTE INTERLOCUTORE AVENDO A DISPOSIZIONE POCHI MINUTI (ELEVATOR PITCH). IN UNA TUA RECENTE OPERAZIONE HAI CREATO UNA CRIPTO MONETA CHIAMATA “ZANNI”, CHE E’ DI PER SE’ UN OPERA: “QUANDO IL PREZZO E’ L’OPERA D’ARTE, L’ARTISTA DIVENTA UNITA’ DI VALUTA”. NEL TUO OPERATO SOVVERTI L’ORDINE DEL MERCATO DELL’ ARTE, EQUIPARANDOLO ALLE LEGGI DI UNA NUOVA ECONOMIA: COSA SPERI DI OTTENERE?

Esacerbare l’idea diffusa che il valore culturale di un’opera sia determinato dal suo prezzo. Se l’arte si riduce a questo allora l’opera sono i soldi, l’artista l’unità monetaria. Puoi comprare ZANNI ad ogni ora del giorno e della notte, da ogni parte del mondo, bypassando governi militari e tasse locali.

Li compri e li contempli in un portafoglio digitale online: un riquadro nel browser con un nome, dei numeri, una virgola, altri numeri. Non hai idea fino in fondo di cosa sia, ma sai che quell’immagine luminosa nasconde la tua transazione. Ed è quanto basta.

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Everything looks in its place in Carlo Zanni’s small and well-organised studio in Milan. It takes a while to catch sight of traces of his work scattered around the room – an iPhone on a table or on a shelf can carry within itself numerous research fields, still unexplored albeit them being an integral part of our daily lives.

Right in front of us, there’s a computer screen that shows the artist’s business card on a web page and that automatically reloads every 5 seconds. However, we notice that where the artist’s name should be instead there is the Wikipedia’s word with the highest number of disambiguation pages for selected language*. In a world where we feed our own identity to social media and let them create a monster of ourselves, Carlo takes this “disambiguation” to the next level and makes us think about the necessity of breaking the expectations towards our obsessive and compulsive need to “profile” ourselves online.

*Carlo Zanni, ohhhhh.me, 2018

The research of new ways of talking about art and its actual spread often seem to be your starting points – breaking through the expectations seems to be an urge in your work. Can you tell us more about your Modus Operandi?

I’ve always questioned myself on the necessity of finding new ways of selling and collecting video art and new media. For example, by using varied distribution channels in which lower price, limited editions and the absence of signature would allow a wider spread and manage to reach a broader audience. The “ViBo” (Video Books) are a possibility – they contain video and digital pieces and they are on the market at a reasonable price.

Reaching a wider audience and not only a niche should be digital art’s prerogative. However, this matter seems to be involving the whole art world nowadays, especially when talking about some channels which don’t seem to be working anymore – one amongst them galleries..

Yes, and in regards to this, I offer a very interesting example in my book.
Laffy Maffei works with artists and gives credit to the intellectual value of their artworks that is being divided into “actions’’ – using the blockchain, the ones who have invested in it will have an economic return depending on the number of prints that will be sold. In this way, the value of the artwork grows with its spread and not with its rareness.

You seem to be highlighting the contradictions and conflicts between the natural evolution of society and the art world which seems to be struggling to deal with this change.

It should be every young person’s duty to strike out and find new ground, sometimes even distancing themselves, when needed, from tradition, which doesn’t mean forgetting or denying it, but living it not as a weight on the shoulder. From this thought “Deny Thy Father & Refuse Thy Name” was brought to life  (2016) – an iPad that tries to load some unsupported content and thus showing error pages. The project wanted to open a debate on the role of the new generations – meant both according to public records and content- and form-wise – as a result of an approach to life which is more like the one of a researcher/explorer rather than emulator/repeater.

We always ask our interviewers, in an ironic way,  how they would sell their art to a famous critic in just a few minutes (elevator pitch). In regards to this matter, you have recently created a cryptocurrency called “Zanni”, which is an artwork per se. “When the price is the actual artwork, the artist becomes currency unit”. We could say that in your work you try to overturn the art marker, equalising it to the rules of a new economy – what do you expect to obtain?

Intensifying the well-spread idea that the cultural value of an artwork is determined by its price. If art comes to this, then the piece is the “currency” and the artist the “currency unit”.

You can buy ZANNI any day any time, everywhere, bypassing military governments and local taxes. You can buy it and look at it in your online wallet – a browser window with a name, some numbers, a coma, more numbers. You don’t exactly know what you are looking at, but you know that that thing on your screen hides your transaction – and that’s what matters.

Since the early 2000’s Carlo Zanni’s practice has explored the use of Internet data to create time-based works that combine a pronounced social consciousness and a focus on identity and the self. He researches alternative selling models for digital art and he is the author of the book “Art in the Age of the Cloud”.

In many ways Carlo Zanni’s research finds its roots in Sol Lewitt’s statement, “The idea becomes a machine that makes the art”, updated to a more contemporary version: “The idea becomes the code that renders the art.” Zanni (born in La Spezia Italy, 1975) has been the recipient of a Rhizome.org commission and he has shown in galleries and museums worldwide including: National Taiwan Museum of Fine Arts, Taiwan; Arts Santa Mònica, Barcelona; Hammer Museum, Los Angeles; New Museum, New York; Marsèlleria, Milan; Tent, Rotterdam; MAXXI, Rome; P.S.1, New York; Borusan Center, Istanbul; PERFORMA 09, NY and ICA, London.