ANFIBIO

DESIGN BY ALESSANDRO BECCHI ( 1946-1987 )

PRODUCT BY GIOVANNETTI COLLEZIONI

YEAR 1970

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Nel 1972, al MOMA di New York si tiene una delle più importanti rassegne nella storia del design italiano, Italy: the new domestic landscape.

Tra i 180 oggetti selezionati dal curatore Emilio Ambasz figura anche il divano Anfibio: simbolo, come gli altri, di quell’Italia in piena rivoluzione dei costumi sociali. L’Italia primi anni ’70, infatti, rappresenta un microcosmo interessante per il design industriale, dove le nuove generazioni sentono l’inadeguatezza del progetto funzionale del movimento moderno.

Ed e’ proprio dall’istinto dei progettisti che nasce una completa rilettura dell’abitare: un’evoluzione all’insegna della trasformabilità della casa e dell’utopia tecnologica. In questo contesto, nel crogiuolo della rivoluzione politico-culturale fiorentina, il quasi trentenne designer Alessandro Becchi, in stretta collaborazione con Benito Giovannetti ( patron dell’omonima azienda ), qualche anno prima della mostra oltre oceano, da’ vita al divano Anfibio.

Ludico, informale e antiborghese, insomma un prodotto in grado di entrare in tutte le case per rivoluzionare il modo di abitare lo spazio: un oggetto che, proprio come l’animale, è in grado di adattarsi ad ogni luogo. L’Anfibio non è altro che il capostipite dei divano-letto: un il telaio metallico con cerniere che ingabbia e ripiega su se stesso un materasso. Cinghie, asole, bottoni automatici, anima in acciaio e imbottiture in poliuterano indeformabile, sono la sintesi perfetta tra industria e designer.

Semplice ed intuitivo, come tutti i prodotti che fanno la storia, racchiude in se  la sapienza di un talentuoso professionista prematuramente scomparso.

Incoronato da Playboy dell’epoca come oggetto cult dell’eros contemporaneo, fa oggi parte delle collezioni permanenti della Triennale di Milano, del MOMA di New York e del Vitra Museum di Basilea.

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In 1972, the MOMA in New York held one of the most important exhibitions of Italian design – Italy: the new domestic landscape.

180 pieces were selected by the curator of the exhibition Emilio Ambasz. One of them was a sofa called Anfibio – symbol of a country which revolutionising its traditions and social values. At the beginning of the 70s, Italy embodied an interesting microcosmos as far as industrial design was concerned, as the new generations started feeling the inadequacy of the modern movement’s functional project.  The need for a complete transformation in the way spaces were perceived came from the designers themselves. Thus Italy witnessed an evolution towards the ‘adjustability’ of the house and towards a the technological utopia.

At that time in Florence, fulcrum of the cultural and political revolution, the almost thirty year old designer Alessandro Becchi, through a close collaboration with Benito Giovannetti (owner of the factory which carries the same name) gave life to Anfibio. Playful, informal and anti-bourgeois – it was a product able to fit in everybody’s house and revolutionise the way people where interacting with it. They created an object that, as the name of the animal suggests, was capable of adapting to any kind of space.

Anfibio is nothing but the ancestor of what we now call “sofa bed” – a metallic structure with hinges englobing a mattress which folds onto itself. Belts, rings, automatic buttons, steel core and non-deformable polyurethane paddings are the perfect synthesis between industry and design.

Simple and intuitive, likewise all the products that make history, it carries with itself the science and expertise of a skilled man gone too soon.

Playboy defined it the cult object of contemporary eros and it is now part of many permanent collections such as the Triennale di Milano, the MOMA in NY and the Vitra Museum of Basilea.