Giulia Currà

CASA CICCA – STUDIO VISIT

Perché anche ai nomadi serve un luogo dove riposare e appendere il cappello” e Giulia Currà, gliel’ha dato: un’alcova per chi ha bisogno di un “nido di stanchezza”, come ci racconta l’artista, dove chi è passato, ha lasciato qualcosa del suo racconto di vita e, pezzo dopo pezzo, trasloco dopo trasloco, questo luogo è diventato un museo, o forse sarebbe meglio dire un “giardino abitativo”. Qualsiasi definizione ci sfugge, per correre dietro ad ogni storia, di chi per poco ha sostato tra queste mura. Benvenuti a Casa Cicca Museum, un luogo unico a Milano: una sonata per tutte le anime esploratrici, una consacrazione di ogni incontro, un piccolo universo dove nascondersi, perdersi o ritrovarsi.

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GIULIA, SE DOVESSI PARLARCI DEL TUO MODUS OPERANDI, QUINDI DELLA TUA PRATICA ARTISTICA, COSA CI RACCONTERESTI?

Welcome to the jungle! Il mio è un Mundus Operandi ! Quando fai traslochi oltre ad una logistica non puoi prevedere niente. Credo che il fattore K abbia preso il sopravvento su di me ! E io adoro il vento quindi … ci sta, è come suonare un pianoforte senza freni su una nave che attraversa una burrasca nell’oceano ;). Ogni giorno diventa un “proposal for a story”, è come scrivere quotidianamente un libro diverso, con una storia diversa, un suono diverso, un rumore, qualcosa che ti urta, che vuoi vomitare, o che ami alla follia, o che ti sta ok. Non c’è regolarità, non c’è mai abbastanza tempo. Mi perdo quotidianamente, amo le sparizioni, amo la metamorfosi, l’essere camaleonte e creo spesso identità con le quali confrontarmi e parlare, una giocosa schizofrenia. Non riesco ad avere una proprietà privata, adorerei ma boh…alla fine “mi occupano” sempre. Amo i giardini disobbedienti. Se mi annoio lo dico o scappo. Devo prendere un treno, aereo o qualsiasi cosa si possa muovere almeno una volta al mese. Mi manca l’aria, spesso. Colleziono libri rari, bevo tanto caffè, sono una sdolcinata, punk, trasformista, trapezista mancata (soffro di vertigini ), adottata dai mercati e dai rigattieri.

UN LUOGO CASA CICCA, CHE RAPPRESENTA IN QUALCHE MODO L’ESSENZA DI “TRASLOCHI EMOTIVI”, PROGETTO CHE PORTI AVANTI DAL 2010, COM’E’ NATA QUESTA IDEA?

Avevo bisogno di un nido di stanchezza, dove rifare la valigia, leggere un libro e farmi un caffè. Quindi sì, si può dire una tana per Traslochi Emotivi quando ha sonno (ride), e non sapete quanto è insopportabile quando non dorme ! Così un giorno persa sul Naviglio Pavese di Milano incontro il monolocale di Deborah the Queen, leggendaria mistress di Porta Cicca (Porta Ticinese e dintorni ). Rosso, specchi, catene, vecchia casa di ringhiera. Raccolgo un po’ di storie e mi innamoro di questa alcova. Poi come spesso mi accade, alcuni amici iniziano ad occuparla quando sono in viaggio, lasciandomi regali, opere, caffettiere, coperte, ferri da stiro, bicchieri, libri d’arte, sedie… Un giorno decido di svuotarla, creare una struttura di legno che, come un camper, potesse comparire e scomparire in caso di “folla” e ho iniziato ad ospitare viaggiori, artisti, tutte le umanità possibili 😉 e tutti hanno continuato a lasciare un pezzo a quella che oggi si può definire la Collezione di CasaCiccaMuseum. Ho creato un giardino abitativo, dove l’architettura si adatta alle storie che la attraversano. “interrogare un luogo significa, ad esempio comprendere di cosa si compone la sua vegetazione, in che modo la luce del sole lo colpisce e i venti lo agitano “ J. de Precy. Ho sempre amato andare a curiosare le case altrui, l’ho fatto con gli scatoloni dei traslochi, e poi con case vere, immaginando e creando visioni su ciò che avevo davanti. Vivo di sogni lucidi senza droghe! Quindi ho creato CasaCiccaMuseum con lo stesso meccanismo. Chiunque può dormirci, o venire a cena e lasciare un dono. Abbiamo appena traslocato tutto in una nuova sede, adattato la struttura di legno ai nuovi muri con un progetto del collettivo Studio Yema, i pavimenti con un’idea di Michele Chiossi e ho avuto il prezioso aiuto di Achitect / Achille Sberna per le architetture. E’ possibile visitare CasaCiccaMuseum su appuntamento, o durante le aperture straordinarie e a breve consultare i libri rari collezionati in questi anni.

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QUANTO E’ IMPORTANTE PER TE LA PAROLA COLLABORAZIONE?

 In verità io nasco lupo solitario. Ma i traslochi hanno sempre portato nella mia vita storie e identità, che io in qualche modo non ho mai rifiutato ma anzi, spesso adottato, fatto mie, sulle quali ho fantasticato e creato mondi, rispolverando libri o oggetti sempre diversi. Nel 2010 ho iniziato a rendere queste visioni tangibili, con lavori dove spesso mi sono trovata a lavorare con altre persone. Ho iniziato a non firmare più con il mio nome e ad aver bisogno di creare identità altre che potessero abbracciare tutti quelli che stavano occupando il mio spazio e creando insieme a me. Ogni progetto è stato un uragano di possibilità, dove le arti comunicavano tra loro senza limiti. Non ho quasi mai messo un “copione”, amando l’incognita ho sempre cercato di lasciare libertà ad ogni identità che stava lavorando con me, (quasi sempre affine dal momento in cui ti si avvicina) con i pro e i contro che questo può far nascere. Per “Sonata30K” al PlasMA Plastic di Milano, le persone coinvolte non si sono conosciute fino al giorno stesso del live, per poi vivere una magica connessione dove ognuno, seppur con la propria indipendenza, si stava connettendo con fluidità a tutto il resto. Questo avviene spesso. L’individuo con le sue passioni, capacità e proposte ritma una collaborazione che però non smette di sottolineare le singole identità. Le collaborazioni sono sempre avvenute spontaneamente, un gioco di attrazioni, di incontri fatali che si manifestavano poi attraverso l’arte in ogni sua forma.

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OGGI CASACICCA AGGIUNGE AL SUO NOME UNA PAROLA IN PIU’: MUSEO, COS’E’ CAMBIATO?

 In realtà nulla, è solo cresciuta. Ha voluto prendersi i meriti del lavoro che stava facendo ! CasaCicca è sempre stata raccoglitrice di storie, di cimeli o rarità, attraverso oggetti o opere, ma anche esseri umani che si trovavano a fare colazione con una teiera di Paola C., visitare il Panama Pavillion di Richard Prince con Pasquale Leccese, guardare un disegno di Lisa Ponti, un libro in prima edizione di Pasolini, una cartolina firmata da Patti Smith, o vivere una poesia di Eugenio Alberti, fantasticare con Eriu Scopel Behan, ballare con Luana Rossin e Lazy Cat, sfogliare un libro d’artista di Lee Ranaldo e Leah Singer, fare una rivoluzione con Chiara Guidi, orientarsi con una mappa di Peter Fend, ascoltare un album di Gianluca Elia, aprire una scatola d’arte con Boite, viaggiare con Cartography, vedere una sfilata con Noa Shiff, andare in Tennessee con Vincenzo Castella, collezionare pantofole con Jacopo Benassi, o gessi con Lorenzo D’Anteo, cucinare con Antonio e Patrizia Marras, emozionarsi con Lisetta Carmi, giocare a carte con Marlene Dumas, pensare al cinema con Tony Kaye, addormentarsi con Mariska Voskamp o Andreas Zampella, leggere d’arte con Gagarin, e l’orologio con Nathalie du Pasquier, fondare una micro repubblica con Espinoise e TonyLight, o annusare una rosa con Reverie per poi vedere una mostra con il duo Punto e “have fun” con WaitandSee. E ancora bere un bicchiere di vino Tenuta Tenaglia con Isabella Ehrmann,  Il museo l’ho sempre visto come un luogo sacro, senza santi o sensi di colpa, dove ci si poteva pensare, piangere, pregare, sdraiare, emozionare… con l’arte. E CasaCicca vorrei fosse questo. A Milano non serve un Museo d’arte Contemporanea, basterebbe che tutti quelli che hanno case di questo tipo le aprissero al pubblico anche una volta al mese, e ci accorgeremmo di avere un museo in ogni angolo !

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ELEVATOR PITCH. LA NOSTRA DOMANDA DI RITO: SEI IN UN’ASCENSORE CON UN IMPORTANTE CRITICO E HAI POCHI SECONDI PER RACCONTARE IL TUO LAVORO..COSA GLI DIRESTI? 

Si dovrebbe, per una qualche fatale coincidenza, bloccare l’ascensore!

Video by Delia Simonetti, sound by Eugenio Mazzetto.

“Even the wanderers need a place to rest and hang the hat” so Giulia gave them one – an alcove for those who need a “nest for tiredness”. Here, as the artist explains, the ones who happened to stop left something behind that somehow tells the story of their lives, slowly turning the place into a museum, or better to say a “residential garden”.

It’s easy to get lost in the stories of those who lived between these walls even if just for a short while. Welcome to the Casa Cicca Museum – a sonata for all those wandering souls, a place to consecrate every encounter, a small universe to hide, get lost or find oneself. 

Giulia, if you were to describe your modus operandi and your artistic practice what would you say?

Welcome to the jungle! This is my modus operandi! When moving house, nothing is foreseeable but the logistics of it. I think that the K-factor took its tool on me! And I love the wind, so.. It is like playing the piano with no breaks on a boat going through a storm in the middle of the ocean. Every day becomes a “proposal for a story” – it feels like writing a new book each day, with a different story and sound, something that bothers you, that makes you sick, or that you love like crazy, or that is just fine. There is no consistency, there is not enough time. I get lost daily, I love disappearance and metamorphosis, being chameleon-like and creating different personalities with which I talk and confront myself – a playful schizophrenia. I can’t stick to private properties – I would love to but… someone always ends up “squatting” my place. nI love “unruly” gardens. If I get bored I say it and run away. I can’t breathe, often. I need to jump on a train, an aeroplane, or anything that moves, at least once a month. I collect various books, I drink a lot of coffee, I am cheesy, punk, a quick-change artist, a missed trapeze artist (I am afraid of heights), adopted by markets and second-hand shop owners.

Casa Cicca is a place that somehow represents the essence of “Traslochi Emotivi” – a project you have been working on since 2010. How was this idea born?

I needed a “nest for tiredness” where I could simply pack my bag, read a book and make some coffee. So yes, it can be said to be a nest for when Traslochi Emotivi is tired (laughs) and you have no idea how unbearable it becomes when it doesn’t sleep!
So one day, wandering through the Naviglio Pavese in Milan, I bumped into Deborah the Queen’s apartment, legendary mistress from Porta Cicca (Porta Ticinese and thereabouts) – an old “casa di ringhiera” [= sets of houses that share the same outdoor gallery] with red furniture, mirrors and chains. I fell in love with this house. Then, as it usually happens, some friends started living here while I was travelling, always leaving something behind – artworks, coffee makers, blankets, irons, glasses, art books, chairs,.. One day I decided to empty it and create a wooden structure that could, like a camper van, appear and disappear depending on the “crowd” and I started hosting travellers, artists and all types of humanities. Everybody continued to leave behind a piece of what now makes up the Casa Cicca Museum Collection. I created a “living” garden where architecture meets the stories of the people who end up inhabiting it. 

“Questioning a place means, for example, comprehend what constitutes its flora, the way the sun hits it and how the wind shakes it” J. de Precy.
I’ve always loved nosing around other people’s houses, I did it firstly with moving boxes and then with real houses, imaging and creating visions of what I had before my eyes. I experience lucid dreaming without using drugs!
So I created Casa Cicca Museum using the same method.

Anyone can sleep here, come for dinner and leave a present. We have recently moved everything to a new place, adapting the wooden structure to the new walls with the help of  Studio Yema collective, the floors thanks to an idea of Michele Chiossi and the architecture thanks to Achitect/Achille Sberna. It is possible to visit Casa Cicca Museum by appointment or during our special events, and soon our guest will also be able to flick through the pages of the rare books collected throughout these years.

How important is the word “collaboration” to you?

To be honest I was born as a lone wolf. However, movings added to my life many new stories and identities, that I somehow never rejected. On the contrary, I often adopted them and made them mine, I fantasised about them and created new worlds. In 2010 I began to make these visions tangible, through projects that often ended up being collaborations. I stopped signing the works with my own name and started creating different identities that could gather together all those working and living with me. Each and every project was for me a hurricane of possibilities, where the arts could communicate with one another without limits. I never imposed myself a “script”. Moreover, loving the K-factor means I always try to give freedom to every identity that works on the project with me (which you can assume that is akin to me by proximity), with the pros and cons that follow.

For “Sonata30K” at the PlasMA Plastic in Milan, the artists involved didn’t actually meet until the day of the live performance, in order to then live a magical experience of connection where everyone, still with their own independence, was able to connect with fluidity with all things surrounding them. This often happens – one individual with its own passions, capacities, and proposals gives rhythm to a collaboration that still doesn’t overshadow the single identities. Collaborations always happen naturally, a game of attractions, fated encounters that spring into art in all of its forms. 

Today Casa Cicca finds an additional word to add to its name – Museum. What is it that changed?

Practically nothing, it just grew bigger. It wanted to take credit for all the hard work! Casa Cicca always was a gatherer of stories, antiques or rarities, through objects and artworks, but also human beings, which found themselves having breakfast with a teapot by Paola C., visit Richard Prince’s Panama Pavilion with Pasquale Leccese, look at a painting by Lisa Ponti, a first edition book by Pasolini, a postcard signed by Patty Smith, or experience a poem by Eugenio Alberti, daydream with Eriu Scopel Behan, dance with Luana Rossin and Lazy Cat, flick through the pages of an artist book by Lee Ranaldo and Leah Singer, start a revolution with Chiara Guidi, orient themselves with a Peter Fend’s map, listen to an album by Gianluca Elia, open an art box with Boite, travel with Cartography, watch a catwalk with Not Shiff, go to Tennessee with Vincenzo Castella, collecting slippers with Jacopo Benassi, or chalks with Lorenzo D’Anteo, cook with Antonio e Patrizia Marras, get emotional with Lisetta Carmi, play a card game with Marlene Dumas, think about cinema with Tony Kaye, fall asleep with Mariska Voskamp or Andreas Zampella, read about art with Gagarin, and read the time with Nathalie du Paquier, found a small republic with Espinoise and TonyLight, or smell a rose with Reverie and then see a show with the duo Punto and “have fun” with WaitandSee. And then again, drink a glass of wine from the Tenura Tenaglia with Isabella Ehrmann.
I’ve always considered the museum to be a sacred place, without saints and guilt feelings, where one can think, cry, pray, lay down, get emotional.. with art. And I would love Casa Cicca to be all of this.

Milan doesn’t need another museum of Contemporary Art, it only needs everyone with a house like this to open up the doors even if just once a month, and we would soon realise we have a museum in every corner of the city!

Elevator Pitch is our ritual final question – you find yourself in an elevator with a famous art critic to whom you’d like to talk about your work. What would you say in those few seconds of the elevator ride?

One should, for some fated coincidence, stop the elevator!

Giulia Currà  I have been a pianist, a dancer, an actress, I’ve opened and closed the legendary Hotel Splendor, I’ve opened a restaurant for two in Zurigo, written books (also cookbooks), I’ve lived in the Egyptian Pavilion of the Venice Architecture Biennale, then I started the project “Traslochi Emotivi” in a villa in Rome, I created a perfume, edited special edition magazines, I went on tour with Vegetal Import Festival, people “occupied” my house transforming it into Casa Cicca Museum, I’ve improvised a tragedy at the PlasMA Plastic in Milan called “Sonata30K”, I became scenographer for the Berber of Seville at the Kurtheater of Bad Ems in Germany, I’ve been to David Lynch’s Silencio to play an out of tune piano with a collective that only works virtually, on tours called NothingNew. Everything with the “invasion” of many incredible artists.
Motto – If you move something happens.