PIETRO RUSSO

VIBRATIONS – STUDIO VISIT

Avevamo già visto qualche immagine del bellissimo studio e showroom di Pietro Russo in zona città studi a Milano prima di vistarlo, tuttavia non potevamo percepire quelle vibrazioni che solo entrando in certi luoghi si possono udire. Come ci racconta Pietro “tutto suona”: ogni materiale, ogni oggetto, ogni persona, ma non tutto può essere sempre in fase. In questa melodia dall’eco coloniale, ma con infinite contaminazioni ed evoluzioni, parliamo con Pietro di Arte e di Design e di come tutto si muova spinto da un’unica forza, senza tempo e definizione: l’intuizione. 

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NELLE NOSTRE INTERVISTE MIRIAMO A PORCI DELLE DOMANDE SU QUELLE BARRIERE CHE SEPARANO CIO’ CHE VIENE DEFINITO DESIGN E CIO’ CHE ASSUME INVECE LO STATUTO DI OGGETTO “D’ARTE”: CREDI CHE ABBIA ANCORA SENSO CATEGORIZZARE? 

E’ importante distinguere per poter storicizzare, ma in realtà non credo ci sia nessuna barriera, i mondi possono essere distinti come mescolati. Quando si ha a che fare con il design si può parlare di funzionalità e potrebbe sembrare strano utilizzare questo termine per l’Arte, ma se penso all’aura che si può creare intorno ad un oggetto non vedo più la distanza. Non percepisco lo spazio in cui viviamo come un qualcosa di prettamente fisico, ma come un’emozione. Prendendo ad esempio la Romboidale, una libreria che ho progettato, la sua funzione di libreria è ridotta al minimo: la sua leggerezza non permette di contenere molti libri, diviene piuttosto un oggetto che separa gli spazi, ma questo non indebolisce il suo valore. Io sono partito dalla pittura e dalla scultura e questo ha inevitabilmente caratterizzato il mio approccio ad design, mi sono sempre mosso all’interno di una dimensione che potremmo definire “della bellezza” e questa bellezza è fondamentale, perché ha una funzione sociale.

PIETRO, DALL’INTUIZIONE AD UN OGGETTO FINITO: QUAL E’ IL TUO MODUS OPERANDI?

Intuizione è la parola giusta e credo che dovrebbe essere utilizzata più spesso nella vita, in diversi ambiti. Ogni scelta parte da un’intuizione, o meglio: così dovrebbe essere. In realtà è il mio essere curioso che mette tutto in moto, e questa curiosità che mi porta a focalizzarmi su qualcosa fa partire quello che io chiamo un TRIP. Oggi è il suono, per esempio, non deve avere a che fare per forza con il design, che è il linguaggio in cui traduco i miei interessi. Il mio studio l’avevo inizialmente sentito, come un posto che potesse offrire uno sguardo al periodo coloniale, ma in realtà ci sono tante cose: tutto si è assemblato nel tempo, sovrapponendo diverse derive della mia curiosità e ha creato una mia visione. E’ in questo “mescolarsi” che vedo un’evoluzione: tutto è influenza, assemblaggio, adattamento, eco di qualcosa altro, come una sfera dinamica dove è il cambiamento è continuo, così come il ritorno. 

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COSA NON SMETTERA’ MAI DI ISPIRARTI? 

Mi ispira tantissimo il passato. Come quando riprendi in mano un proverbio che da giovane non capivi e ne riscopri il valore, ancora una volta: l’intuizione. Vedo la storia come una maestra proprio perché era legata ad un livello intuitivo molto più di quanto lo siamo oggi, dove siamo più consapevoli a livello scientifico, ma questo non significa conoscere. La scienza è solo un avvicinamento alla conoscenza, mentre l’intuizione è una piccola verità assoluta, che anticipa la conoscenza senza saperla spiegare: la spiegazione sarebbe un limite. D’altronde non si può dire tutto, ma si può sentire.

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ECCO PERCHE’ QUESTO INTERESSE PER IL SUONO, COME ECO DI UNA VERITA’, CHE HA A CHE FARE CON UNA DIMENSIONE PIU’ SPIRITUALE?

Mi interessa il concetto di risonanza, che ancora una volta non ha a che fare solo con il suono: basti pensare a due persone sconosciute che si incontrano e questa unione può generare delle vibrazioni, come non avere nessuna “risonanza”. Tutto suona, come oggi “tutto costa”, ma preferisco la prima visione. Il suono mi sta appassionando e sto cercando di capire come portarlo nel mondo del design: ma io ho i miei tempi, ci arriveremo piano piano. 

HAI SCELTO DI COSTRUIRE LA TUA CARRIERA IN ITALIA, OGGI E’ SICURAMENTE UNA SCELTA, VORREMMO CHIEDERTI QUAL E’ IL TUO PERCHE’…

Ci sono animali che vanno verso il mare semplicemente perché ce l’hanno nel DNA, essere italiano allo stesso modo è nella mia genetica e restare qua è un istinto naturale al quale semplicemente rispondo e ciò si riflette anche nel mio lavoro, seppur con mille contaminazioni.

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ABBIAMO UNA DOMANDA DI RITO CHE CHIAMIAMO “ELEVATOR PITCH”, RIGUARDA IL MODO DI RACCONTARE IL PROPRIO LAVORO AD UN’INTERLOCUTORE CHE NON L’HA MAI VISTO. COSA DIRESTI, O FORSE A TE VORREMMO CHIEDERE: COSA VUOI TRASMETTERE CON IL TUO LAVORO? 

Penso al mio “fare” come al massimo rispetto che posso avere per me stesso.  Faccio ciò a cui sono incline. Ognuno di noi dovrebbe vivere di quello che gli piace, anche se la società ha creato delle alterazioni in questo. Prima di tutto bisogna conoscersi: se so dove sono, so dove voglio andare, devo ammettere che ci ho messo un po’ per conoscermi e puntare l’ago, ma ho sempre fatto quello che mi piaceva. Credo che questa attitudine sia ciò che inevitabilmente va a finire nel mondo, ma non parto dal confronto con gli altri. Il confronto deve essere il punto di arrivo, non il punto di partenza e questo ha a che fare anche con il rispetto per l’oggetto stesso, che deve avere una sostanza. Non può esistere sostanza senza amore e conoscenza di sé e di ciò che si sta facendo. 

Before entering it, we had already seen some photographs of Pietro Russo’s studio located in the Milanese neighbourhood called “Citta’ Studi”. The space had caught our eye, however, we could not have perceived the “vibrations” that you can only feel and hear when physically being there. As Pietro says “everything has a sound” – every material, object, person, but not everything can always be in phase. Surrounded by a melody with a colonial echo to it and endless contaminations and evolutions, we talk with Pietro about art, design and about how everything moves thanks to a single force, with no time and definition – namely, intuition. 

On our platform we care to question ourselves on where the line between art and design needs to be drawn. Do you reckon differentiating and categorising still makes sense to this day?

Differentiating is important in order to historicise. However, I don’t personally believe in the existence of an actual barrier – the two worlds can be separated as well as mixed together. When dealing with design one can talk about functionality, a word which would seem odd if used in relation to art. But if talking about the aura an art piece or a design object can carry then I see no difference between the two. I don’t perceive the space we live in as something merely physical, but as a feeling. An example could be “Romboidale”, a bookshelf I designed. Its function as a bookshelf is brought to the minimum, the lightness of its structure doesn’t allow many books to be stored in but rather it becomes an object that separate spaces, so to say, without reducing its value. I started my career as an artist working with paintings and sculptures which inevitably affected my approach to design. I’ve always moved within a dimension “of beauty”, which for me is fundamental because it has a social function.

Pietro, how do you go from intuition to the final piece? Which is your Modus Operandi?

Intuition is actually the right word and I believe that it should be used more often, in various fields. Each and every choice we make arises from intuition – or, at least, this is how it should be. Curiosity is what for me lights up the sparkle; it makes me focus and starts what I call TRIP. Intuition doesn’t always have to do with design; today it could be sound, for example. Design is the language that I later use to translate my interests in. Initially, I considered this studio as a place that could offer a glimpse towards the colonial period, but there is actually much more – everything came together with time, juxtaposing the various deviations of my curiosity which ended up creating what is now my own vision. In this “blend” I see evolution – everything is influence, assemblage, adaptation, an echo of something else – like a fast-moving sphere for which change is constant, as well as “recurrence”. 

What will never stop inspiring you?

I draw a lot of inspiration from the past. It is like when you finally figure out the meaning of an old saying you once didn’t quite understand. Once again, we are talking about intuition. I see the past as a teacher because we used to be intuitively more active; today we are much more aware on a scientific level, which however doesn’t imply knowledge. Science it’s just one of the ways in which we can get closer to knowledge, whereas intuition is a sort of universal truth, that foreruns knowledge without being able to explain it. In this case, explanation would mean limitation.  After all, not everything can be explained but everything can be felt. 

Is this the reason why you are so interested in sound, meant as an echo of truth and as something that has to do with a more spiritual dimension?

I am attracted to the concept of resonance, that doesn’t merely have to do with sound – just think of two people that meet for the first time; their meeting can generate some vibrations, as well as not having any type of “resonance” at all. Everything has a sound, like today “everything has a price” – but I prefer the first one. I am becoming fond of sound and I am trying to understand how to include it in the design world – I take my time and we will get there eventually. 

You are building your career in Italy – clearly, it is a choice and not something that simply happens. Why?

There are some animals that are attracted to the sea simply because of their DNA. Likewise, being Italian is in my blood and living here is part of a natural instinct I respond to and it shows in my work, still with myriads of contaminations. Our ritual final question is called “elevator pitch” – what would you say about your work to someone who has never seen it before? And maybe we would also like to know – what would you like to instil in the viewers with your work? I see my work as the highest level of respect I can pay to myself. I do what I am inclined to do. Each one of us should be able to make a living with what they love, even though society created some complications to achieving this. The first thing to do is knowing yourself – I know where I am and I know where I want to go. It took a while to point the needle, but I always did what I liked. I reckon that this attitude is what you eventually give back to the world, but I don’t start with comparing myself to others. Confrontation has to be the ending and not the starting point, and this has something to do with the respect you pay towards the object itself. Your work needs to have some substance, so to say, and substance cannot exist without passion and knowledge of who we are and what we are doing. 

Pietro Russo works as an interior designer and product designer in his Milan-based atelier, together with a carefully selected team of experts in the field, and in close partnership with a wide network of esteemed Italian artisans. He has been called by the press «homo faber of the design industry», for his ability to create objects and settings that combine an imaginative and creative side, already his distinctive feature, with exacting technical accuracy. Thanks to continuous research and vast experience with fine materials, Pietro can transform suggestions and inspirations – coming from music, cinema, nature and science fiction – into perfectly functioning, meticulously elaborated, one-of-a-kind timeless creations.